Ousmane morto per le esalazioni
Indagato per omicidio colposo il datore di lavoro del giovane pastore
GORIANO SICOLI. È stato il monossido di carbonio sprigionato da un rudimentale braciere acceso per proteggersi dal freddo a uccidere Ousmane Kourouma, il pastore trovato morto venerdì scorso in una stalla di Goriano Sicoli. La conferma è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri dall’autopsia eseguita dall’anatomopatologo, Luigi Miccolis, il quale dopo i prelievi di rito si è riservato 90 giorni di tempo per consegnare l’esito completo della perizia medico-legale. Sul corpo del 23enne, originario della Guinea, non sono stati trovati altri segni che potessero far pensare a una morte diversa dall’asfissia conseguente a intossicazione confermata dalla fluidità del sangue e dalle macchie rinvenute su alcune parti del corpo. Al momento c’è solo un iscritto nel registro degli indagati. Si tratta del datore di lavoro del pastore, un imprenditore di Canneto residente a Sulmona, che ha rilevato la gestione dell’azienda agricola da un 71enne di Goriano Sicoli, proprietario della struttura dove dormiva il ragazzo. L’ipotesi di reato è omicidio colposo ma nelle prossime ore il quadro accusatorio potrebbe allargarsi coinvolgendo anche altre persone. Subito dopo l’autopsia la salma del 23enne è stata riconsegnata ai familiari che ora dovranno decidere se farla rientrare in Guinea o se celebrare le esequie in Italia. Sulla vicenda è intervenuto Emanuele Verrocchi, dirigente della Cgil, sottolineando come il settore agropastorale sia segnato da un alto tasso di sfruttamento: «La morte di Ousmane è avvenuta in un settore di lavoro segnato da altissimo sfruttamento. Non è un caso che proprio in questo comparto sia impiegata un’elevata percentuale di manodopera straniera, considerata in generale uno scarto della nostra società. La morte di Ousmane è conseguenza di questo sfruttamento». (c.l.)
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