Ovidio con la corona di agli, c’è la denuncia

L’iniziativa promossa dall’avvocato Colaiacovo: «Queste foto danneggiano l’immagine della città»
SULMONA. Finisce in tribunale la vicenda della corona di aglio rosso messa sulla testa della statua di Ovidio per promuovere il caratteristico prodotto tipico del territorio.
A promuovere l’azione legale è il giornalista e avvocato Vincenzo Colaiacovo, il quale ha presentato un ricorso alla magistratura affinché sia vietato l’uso delle foto del monumento sovrastato dal serto di agli. A riaccendere il caso, nato nel dicembre scorso durante le manifestazioni di “Ars, eros e cibus”(la kermesse ideata da Fabbricacultura per promuovere le peculiarità culturali e gastronomiche del territorio), è stato un recente convegno, il 9 luglio scorso, per la presentazione della festa dell’aglio rosso che si è tenuta a Campo di Fano venerdì, sabato e domenica.
Infatti, per quell’occasione è stato confezionato un volantino con la fotografia di Ovidio dalla testa coronata di aglio rosso. L’avvocato Colaiacovo, pur riconoscendo l’importanza del prodotto peculiare tra i più caratteristici dell’agricoltura peligna, ritiene che riprodurre e diffondere l’immagine di Ovidio coronato di agli invece del classico alloro non sia «condotta ligia e rispettosa della fama e del prestigio del poeta sulmonese».
La diffusione di queste fotografie, sempre secondo Colaiacovo, recherebbe un «pregiudizio irreparabile e irreversibile all’immagine della città e ad ogni cittadino sulmonese». E al riguardo vengono stigmatizzate «l’insipienza e l’incapacità della città a tenere e custodire i suoi monumenti e in particolare quello più importante e più conosciuto nel mondo».
Auspicando che il prossimo bimillenario ovidiano previsto per il 2017, «sia serio e concreto omaggio alla figura e all’opera altissima del Vate», Colaiacovo non risparmia critiche allo stesso sindaco Giuseppe Ranalli.
«Conto sul fatto che, al di là e al di sopra delle polemiche che si sono già radicate sulla celebrazione della ricorrenza», conclude Colaiacovo, «il tribunale possa esprimere un provvedimento con i contenuti che purtroppo sono sfuggiti a chi, come il sindaco, avrebbe dovuto e dovrebbe assumere provvedimenti volti ad impedire episodiche e sconcertanti iniziative che nulla hanno a che fare con la cultura».
Claudio Lattanzio
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