Padre e figlio restano in carcere: confermato il tentato omicidio

2 Settembre 2023

Claudio e Manuel Morelli non rispondono alle domande del giudice: i legali presenteranno un ricorso Gli avvocati: «Non è certo che siano gli autori del reato, nessun pericolo di fuga e armi non trovate»

AVEZZANO. Restano in carcere Claudio Morelli (48 anni) detto “Peppe lo scuro” e suo figlio Manuel Morelli (26) conosciuto anche come Manuel Spinelli. I due sono ritenuti responsabili, insieme a un terzo complice ancora non identificato, della sparatoria avvenuta la notte tra il 19 e il 20 agosto all’esterno della discoteca “The Ship” di via Cavour, nella zona industriale di Avezzano. Sparatoria in cui è rimasto ferito un addetto alla sicurezza. Lo ha stabilito dopo quasi tre ore di camera di consiglio il giudice per le indagini preliminari, Mario Cervellino, motivando le sua decisione in una relazione di 12 pagine. Davanti al gip padre e figlio, in videoconferenza dal carcere San Nicola con l’aula 5 del tribunale di Avezzano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
CONVALIDA DEL FERMO
«Sulla base delle indagini finora espletate la misura più idonea è la detenzione»: così il giudice ha motivato il provvedimento di convalida del fermo e del mantenimento della misura cautelare di custodia in carcere nei confronti di Claudio e Manuel Morelli. Provvedimento contro il quale i legali di “Peppe lo scuro”, Raffaele Mezzoni e Massimo Mercurelli, hanno già annunciato ricorso. Manuel Morelli è invece difeso dall’avvocato Marco Scimia.
IL RICORSO
I difensori degli indagati hanno tempo fino a lunedì 11 settembre per presentare una richiesta di esame dell’ordinanza al tribunale del riesame dell’Aquila. Per loro le accuse sono di tentato omicidio aggravato, porto e detenzione abusiva di armi in concorso.
LA TESI DELLA DIFESA
In particolare i difensori di “Peppe lo scuro” contestano l’accusa di tentato omicidio in ordine a diverse motivazioni. «La vittima non ha avuto un concreto pericolo di vita, ma una ferita guaribile in 20 giorni», osservano i due legali, ritenendo poi «una congettura il fatto che le armi si siano inceppate». Non trascurabile poi l’aspetto di «mancare l’obiettivo sparando a distanza ravvicinata». Motivazioni per le quali «la custodia in carcere rappresenta una misura estrema anche in assenza del pericolo di fuga, visto che Morelli Claudio è stato trovato a casa, e di reiterazione del reato», sostengono Mezzoni e Mercurelli, che aggiungono «siamo ancora in una fase preliminare, ma sulla convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare più rigorosa ovviamente non siamo d’accordo. Il pubblico ministero, infatti, ha deciso sulla scorta dell’accusa di tentato omicidio e non su quella del porto abusivo di armi. Ammesso che siano stati loro gli autori della sparatoria, affinché sia tentato omicidio è necessario che si approfondisca l’accaduto». Per i due penalisti «occorre una valutazione degli atti d’indagine per poter capire se la tipologia dell’evento, così come descritto, possa far ricorrere o meno l’ipotesi del tentato omicidio rispetto alla quale l’assenza di esami tecnici dettagliati, soprattutto di tipo balistico, al momento non fornirebbe prove certe della contestazione del reato più grave». Il tema della discussione riguarda principalmente «se dai fatti così come ricostruiti dalla procura e soprattutto dalle indagini che si debbono ancora svolgere tese a ricostruire la dinamica sia o meno configurabile il reato del tentato omicidio». Gli avvocati del 48enne ritengono infine come «le dichiarazioni rese dai buttafuori albanesi siano discordanti in alcuni dei momenti cruciali della ricostruzione. E poi c’è anche il fatto che le armi non sono ancora state trovate». Elementi questi che Mezzoni e Mercurelli sosterranno in sede di riesame.
©RIPRODUZIONE RISERVATA