Padre Quirino: sono nostri fratelli

L’AQUILA. Li chiamano migranti, o richiedenti asilo, rifugiati. Sono uomini, donne, e spesso anche bambini, che hanno sfidato la morte per provare a raggiungere un luogo dove ricominciare a sperare....
L’AQUILA. Li chiamano migranti, o richiedenti asilo, rifugiati. Sono uomini, donne, e spesso anche bambini, che hanno sfidato la morte per provare a raggiungere un luogo dove ricominciare a sperare. L’accoglienza, secondo padre Quirino Salomone, nei loro confronti, è «un episodio puramente umano, un atto riparatorio nei loro confronti, visto che prima siamo stati noi a invaderli e impoverirli». Il Movimento Celestiniano, nello spirito di colui che lo ha ispirato, Pietro Angelerio dal Morrone, accoglie coloro che hanno attraversato il mare.
Quante persone state assistendo in questo periodo?
«Abbiamo un centro di accoglienza in via Roma. Doveva andarci una clinica, ma quella struttura non è stata mai utilizzata, e ora ci sono 115 giovani maschi. A piazza d’Armi, invece, abbiamo una trentina di donne incinte. Lo sai che è nata una dozzina di bambini nell’ultimo anno?».
Cosa significa oggi la parola accoglienza?
«L’accoglienza non è nelle politiche internazionali fasulle, perché siamo nella fase della distruzione dei diritti fondamentali delle persone. Una cosa è parlare di accoglienza, un’altra cosa è accogliere un fratello che viene a bussare alla tua porta.. A me non interessano le cause, perché chi bussa alla mia porta è mio fratello, ci sono Paesi che in passato hanno accolto i miei parenti. Io non posso non accogliere una donna incinta, è un fatto di coscienza, non di dibattito politico. Molte volte la politica passa sulla nostra testa e sulla pelle delle persone, ma io non riesco a voltare lo sguardo di fronte a una ragazza eritrea che chiede alloggio, per sé e la creatura che porta in grembo. Soprattutto nella triste consapevolezza di quanto, negli anni del colonialismo, siamo stati capaci di combinare in Eritrea». (a.b.)
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