Palazzi antichi imbrattati 20enne nei guai, 3 ricercati

Si sono mossi incappucciati per lasciare scritte contro la polizia, perquisita una casa La giovane risulta vicina agli ambienti eversivi, fa parte di un collettivo femminista
L’AQUILA. È accusata di avere imbrattato con una bomboletta spray le mura di antichi palazzi del centro storico. «Né Daspo, né controllo». «Mi difendono le mie sorelle non la polizia». Sono le frasi apparse un mese fa su corso Vittorio Emanuele II, nella zona dei portici di San Bernardino e su Palazzo Manieri. Quest’ultimo edifico, che risale al XV secolo e gode del vincolo dei Beni culturali, si trova di fronte alla prefettura.
COSA è ACCADUTO
La notte tra il 6 e il 7 luglio quattro ragazzi incappucciati sono stati ripresi dalle telecamere mentre, con in mano bombolette spray di colore nero, imbrattavano le mura di diversi palazzi storici del centro. Secondo quanto ricostruito dagli agenti della Digos dell’Aquila, coordinati da Roberto Mariani, i quattro sono partiti da Collemaggio e percorrendo le vie del centro storico di tanto in tanto si fermavano per “sporcare” angoli di città con scritte contro il Daspo Willy e contro la polizia. I quattro hanno imbrattato anche le mura di Palazzo Manieri, che si trova proprio di fronte alla prefettura. Un atto di sfida alle istituzione, secondo che indaga. I teppisti si sono serviti di alcune piastre in metallo, da cui avevano precedentemente ritagliato le frasi. A un mese dagli atti vandalici è arrivata la prima risposta degli investigatori. Da una minuziosa analisi dei filmati della videosorveglianza, gli agenti della Digos sono riusciti a riconoscere una ragazza non nuova agli ambienti eversivi. Ieri mattina gli agenti si sono presentati a casa di C.D., classe 2003, dove hanno trovato diverse bombolette spray. Alla giovane sono stati sequestrati telefonino e computer. Nei due dispositivi gli investigatori sperano di riuscire a trovare traccia degli altri tre autori degli atti vandalici. C.D. è stata denunciata per distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici. La 20nne, stando a quanto ricostruito dalla polizia, fa parte del collettivo femminista locale che a livello nazionale si ispira al movimento “Non una di meno”. La ragazza è stata riconosciuta per aver partecipato a manifestazioni che si sono tenute in città, sotto l’egida del movimento.
CHE COSA SI RISCHIA
La giovane e i suoi presunti complici rischiano fino 3 anni di reclusione e una multa fino a 10mila euro, nonché la sospensione condizionale subordinata al ripristino dello stato dei luoghi. Secondo una recente normativa «chiunque deturpa o imbratta beni culturali o paesaggistici propri o altrui, ovvero destina beni culturali a un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico ovvero pregiudizievole per la loro conservazione o integrità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 10.000. La sospensione condizionale della pena è subordinata al ripristino dello stato dei luoghi o all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna».
I PRECEDENTI
Non si tratta di casi isolati. Lo scorso anno vandali avevano imbrattato il tunnel di Colemaggio, rimasto chiuso per gli interventi di ripristino, ma anche le edicole di San Bernardino, alcuni tratti delle mure storiche di viale Rendina e diversi palazzi del centro, alcuni dei quali appena ricostruiti. Il tema delle città imbrattate dai vandali tiene banco anche a livello nazionale. Nelle ultime settimane scritte e atti vandalici ai danni di monumenti storici o opere d’arte, soprattutto da parte di turisti stranieri o di movimenti ambientalisti, sono balzati agli onori delle cronache nazionali, da Pisa a Roma, passando per Verona.
IL PLAUSO AGLI INQUIRENTI
«Rivolgo le congratulazioni, a nome della municipalità e mie personali, agli uomini e alle donne della questura, in particolare agli agenti della Digos che, con il coordinamento della procura della Repubblica, hanno identificato uno degli autori delle scritte con cui è stato imbrattato un edificio storico del centro», commenta il sindaco Pierluigi Biondi, «queste persone si sono rese responsabili di un atto che offende le forze dell’ordine, per i contenuti, e arreca un danno ai proprietari del bene e all’intera comunità. L’individuazione della prima responsabile è stata possibile anche grazie alle immagini degli impianti di videosorveglianza».
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