Palazzo crollato in centro, nessun colpevole

Confermata in Appello la sentenza di assoluzione a carico di imprenditore e committente
L’AQUILA. «Nessun colpevole per il crollo con due vittime». I giudici della Corte d’Appello (il collegio è stato presieduto dal consigliere Maria Gabriella Tascone) hanno confermato la doppia assoluzione già ottenuta in primo grado dagli imputati Francesco Zaccagno e Maria Lidia Zaccagno. Una sentenza che era stata appellata dalle parti civili.
Una tragedia senza colpevoli, dunque, quella per il crollo di un antico palazzo di via Persichetti in seguito al sisma, nel quale persero la vita due persone. La sentenza di ieri ricalca quella del maggio 2015 con la quale il giudice unico Guendalina Buccella ha mandato assolti gli imputati con formula piena. Fu lo stesso pm a chiedere che i due imputati fossero scagionati. Francesco e Maria Lidia Zaccagno erano finiti nei guai, rispettivamente, nelle vesti di rappresentante della ditta che eseguì i restauri nel 1985 e come committente. Nella tragedia persero la vita Erminda Monti Vicentini e Amelio Zaccagno.
Nel corso del primo grado di giudizio, la Procura, che chiese e ottenne il rinvio a giudizio dei sospettati, fece poi marcia indietro sulla scorta delle valutazioni peritali scaturite nel dibattimento. In sostanza non era risultato esserci nesso di causalità tra il crollo e i lavori di ristrutturazione eseguiti negli anni Ottanta. Si tratta di restauri decisi in seguito a un terremoto con epicentro nel Parco nazionale d’Abruzzo nel 1985, che però venne avvertito anche nel capoluogo di regione.
Nel corso del procedimento hanno avuto buon gioco i consulenti della difesa, anche in considerazione del fatto che si tratta di un palazzo realizzato secoli fa. Uno dei consulenti l’ingegnere Andrea Cinuzzi, aveva affermato che la nuova copertura del solaio, che da lignea divenne di cemento, non aveva appesantito la struttura e dunque questo lavoro non ebbe alcuna incidenza sulla tragedia. A suo avviso il crollo ci fu per la scarsa consistenza dell’edificio con riferimento alla malta. Il geologo Paolo Di Marcantonio aggiunse che la scarsa compattezza del suolo sul quale sorge il palazzo parzialmente crollato ebbe una sua incidenza: dunque la natura del terreno amplificò gli effetti del terremoto. Queste valutazioni sono state supportate da altre considerazioni analoghe fatte dai difensori degli imputati, gli avvocati Roberto Madama e Claudio Verini del Foro dell’Aquila e Antonio Milo del Foro di Avezzano.
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