Palazzo da ampliare, scoppia la protesta

L’AQUILA. «Una superfetazione veramente ingiustificata». Così Paolo Muzi presidente della sezione aquilana dell’associazione Italia Nostra, definisce l’intervento di “recupero” del complesso...
L’AQUILA. «Una superfetazione veramente ingiustificata». Così Paolo Muzi presidente della sezione aquilana dell’associazione Italia Nostra, definisce l’intervento di “recupero” del complesso rappresentato dal Palazzo del Governo, crollato la notte del sei aprile 2009, e degli spazi dell’attiguo ex Convento Agostiniano, sede di alcuni uffici della Provincia. L’intervento, che prevede una base d’asta di 43 milioni di euro, prevede l’ampliamento della struttura a spese della piazzetta dove un tempo sorgeva la chiesa di Santa Maria di Bagno, che verrebbe in parte sacrificata per fare spazio al progetto. Addirittura, sempre col medesimo obiettivo, sarebbe stato previsto anche l’esproprio di proprietà private. «Un’operazione complessa», aggiunge Muzi, «che va a incidere sul tradizionale aspetto della piazzetta. Speriamo che non venga realizzata, perché comporterebbe la modifica dell’assetto urbanistico del centro storico. Non dimentichiamo che siamo dentro le mura, a due passi da piazza Duomo, dove sorgeva la chiesetta di Santa Maria di Bagno». Proprietaria dell’immobile è la Provincia «un ente soppresso» come fa notare Walter Capezzali, presidente della Deputazione abruzzese di storia patria «e non c’è nessuna necessità di far scomparire quella piazza, testimonianza della ricostruzione angioina e di offendere ulteriormente la traccia storica dell’impianto cittadino. Quella struttura ha una sua valenza. Evitiamo di rifare una città piena palazzi, senza sapere cosa dobbiamo metterci dentro».
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