Palazzo Lucentini Bonanni svela meravigliosi segreti
Durante i lavori di restauro rinvenuti “cassettonati” lignei del Cinquecento La Soprintendenza: «Erano stati coperti di calce dopo il terremoto del 1703
L’AQUILA. Hanno ascoltato le note di Gershwin con il naso in su, giovedì sera, i tantissimi spettatori di “Summertime”, proposto all’interno del cartellone dei Cantieri dell’Immaginario. L’appuntamento, che si è svolto nel cortile restaurato di Palazzo Lucentini Bonanni, infatti, si è presto trasformato anche in un’occasione per apprezzare uno degli edifici più preziosi del cuore della città, tornato a nuova vita dopo il terremoto. «Sono praticamente giunti a termine i lavori di restauro condotti sotto il coordinamento della Soprintendenza unica per il cratere. Il palazzo si è presentato per la prima volta agli aquilani con la ritrovata armonia del loggiato superiore, riemerso dalle murature dopo secoli di oblio», spiega la soprintendente Alessandra Vittorini. «Durante i lavori, ormai quasi ultimati, sono stati ritrovati e restaurati, al piano superiore, anche preziosi cassettonati lignei cinquecenteschi dipinti». Un rinvenimento tanto inaspettato quanto stupefacente, anche per l’architetto Antonio Di Stefano che ha seguito direttamente i lavori. «Durante il restauro del palazzo abbiamo fatto una serie di saggi sulle volte, anche perché, al primo piano, alcune controsoffittature erano danneggiate a causa di infiltrazioni d’acqua e di spostamenti di tegole sul tetto» spiega l’architetto. «Abbiamo creato piccoli tagli per capire che cosa fosse successo e abbiamo scoperto che sotto c’erano due cassettonati del ’500, rimasti coperti per secoli da una mano di calce bianca. Questa pittura era un po’ scrostata in alcuni punti. Da qui la necessità dei saggi che hanno riportato alla luce i due soffitti lignei». I cassettonati sono decorati con motivi floreali e stemmi nobiliari, tra cui quello della famiglia Lucentini. «Le due controsoffittature che li coprivano erano di scarso valore», continua Di Stefano. «Una era una tela intonacata, neanche rigida, e anche l’altra, danneggiata a causa delle infiltrazioni, era senza alcuna decorazione». Due gioielli del Cinquecento riportati alla luce, dunque, che si aggiungono al loggiato del palazzo, sul cortile, recuperato nei mesi scorsi sempre dalla Soprintendenza. «Sul primo livello del cinquecentesco cortile, porticato su tutti e quattro i lati, come raramente è dato vedere all’Aquila, sono state rinvenute splendide colonne a fusto liscio a rastremare verso i capitelli di tipo gotico-rinascimentale con foglie spesse stilizzate, consueti nel Cinquecento e che interessano due dei quattro lati del cortile», conclude l’architetto. «Le stesse, a seguito del sisma del 1703, erano state inglobate da una muratura con funzione di rinforzo strutturale. Attuali metodiche di intervento, nuovi materiali disponibili per il consolidamento e miglioramento sismico e l’eliminazione di alcune superfetazioni incongrue, hanno permesso di riportare alla luce le quattro colonne e la parasta quadrangolare d’angolo». Adesso, la speranza è che sempre più appuntamenti possano riempire il centro della città. «L’apertura per gli eventi musicali è l’occasione per condividere le scoperte e le emozioni del patrimonio culturale recuperato dopo il sisma», ha commentato la Vittorini. «Un esempio virtuoso da ripetere, possibilmente, per offrire a tutti la possibilità di conoscere gli straordinari edifici, palazzi, chiese, interessate dai restauri, in città e nei centri minori».
Michela Corridore
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