Palazzo Margherita, altro rinvio per l’annunciato taglio del nastro

L’ inaugurazione lascia il posto a un nuovo sopralluogo dei tecnici del Comune e dell’impresa Il completamento dei lavori, costati 11 milioni di euro, era inizialmente previsto per il 2019
L’AQUILA. Ancora un nulla di fatto. Domani Palazzo Margherita non verrà restituito alla città. La data del 31 marzo era stata indicata come certa dall’amministrazione comunale per la riconsegna di parte del cantiere di uno dei palazzi più importanti dell'Aquila, sede fino al 6 aprile 2009 del Municipio. A 13 anni dal sisma e con 11 milioni di euro stanziati, in parte fondi pubblici, in parte donazione delle Bcc italiane, il cantiere resta tale. E, al posto del taglio del nastro, è previsto un ulteriore sopralluogo dei tecnici comunali, in testa il rup, Mario Di Gregorio, e della ditta che sta eseguendo i lavori, il raggruppamento temporaneo di imprese composto dall’aquilana Digimastri e dalle campane Samoa e Sepe, proprio per verificare lo stato dell’arte e la possibilità di rendere fruibili almeno i primi due piani del palazzo.
L’amministrazione, guidata dal sindaco Pierluigi Biondi, si era data come obiettivo la riconsegna prima delle elezioni, possibilmente prima dell’anniversario del terremoto. Ma la data stabilita è “saltata”. L’ennesimo slittamento di un’inaugurazione che sembra funestata da continui rinvii, persino nell’anno dedicato alla duchessa Margherita d’Austria, di cui l'edificio porta il nome.
Inizialmente prevista nel 2019, secondo la prima tabella di marcia, la restituzione del palazzo ristrutturato è slittata più volte per imprevisti tecnici e burocratici prima al 2021, poi alla primavera di quest’anno. Partito nel 2017, l’intervento di ristrutturazione di Palazzo Margherita sarebbe dovuto terminare in realtà due anni dopo, ma diversi inconvenienti, non ultimi i ritrovamenti archeologici al piano terra e lo spostamento della Torre civica che nel 2016 si è inclinata notevolmente rispetto al danno causato del sisma, hanno fatto rinviare la data. Per la Torre civica, addirittura, si è reso necessario ridefinire l’intero intervento che seguirà una strada differente rispetto ai lavori del palazzo.
L’antica residenza della duchessa Margherita d’Austria dovrebbe ospitare anche l’ultimo consiglio comunale della legislatura prima delle elezioni amministrative nell’aula consiliare, con gli scranni in legno smontati da Villa Gioia e riposizionati nell’edificio di piazza Palazzo. Ma occorre un’ulteriore verifica tecnica per dare il via libera alla riconsegna dei lavori del primo e secondo piano, gli unici pronti. Il palazzo tornerà ad essere sede di rappresentanza del Comune, con circa 300 dipendenti. Vi troveranno posto la sala consiliare, l’ufficio del sindaco, la segreteria generale, le sale delle commissioni consiliari e l’avvocatura comunale.
Rimarrà fuori, per un paio di mesi, il piano terra dove il cantiere archeologico è nelle mani della Soprintendenza regionale. Domani, probabilmente, si saprà se e quando Palazzo Margherita potrà essere inaugurato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

