Palazzo Mazara in rovina è un simbolo del degrado

Ex sede di uffici comunali, la struttura chiusa per inagibilità dal 9 gennaio 2017 L’assessore Angelucci: «Affidati lavori di progettazione». Ma i soldi non ci sono
SULMONA. Infiltrazioni sui muri, calcinacci a terra e guano di piccione che ha ricoperto l’intero pavimento. Si trova nel più assoluto degrado palazzo Mazara, sede fino al 9 gennaio 2017 del Centro regionale beni culturali e degli uffici della Presidenza del consiglio di palazzo San Francesco, che si trova difronte. Il palazzo è finito in un video che in poche ore è diventato virale sulla rete. La struttura è stata dichiarata inagibile dopo il sisma di Amatrice di agosto 2016, che ha colpito anche alcune zone dell’Umbria e delle Marche, facendo tornare la paura anche in Abruzzo. Tanto da spingere i dipendenti a interessare la Protezione civile per verificare la tenuta statica del palazzo, secondo loro messa rischio da quelle crepe sorte dopo le ultime scosse in centro Italia. I tecnici della Protezione civile decretarono all’epoca l’inagibilità del palazzo, con gli uffici che vennero trasferiti nella ex caserma Pace. Ora, a distanza di un anno e mezzo dalla chiusura, i segni del degrado e dell’abbandono iniziano ad essere visibili anche all’esterno, dove una grondaia si è rotta e quando piove da un angolo del tetto viene giù acqua come da una pompa e le infiltrazioni cominciano anche a rovinare la facciata.
L’assessore ai Lavori pubblici, Nicola Angelucci, fa sapere di aver avviato a gennaio una variazione di bilancio.
«Abbiamo previsto delle somme per la progettazione dei lavori che abbiamo appena affidato», interviene, «grazie a economie precedenti recuperate su palazzo a San Francesco. Una volta pronto il progetto degli interventi lo inseriremo nella legge di bilancio sperando di avere il finanziamento necessario, di cui ancora non conosciamo l’importo».
Palazzo Mazara nasce dalle rovine del sisma del 1706, esattamente da un vecchio edificio del ‘500. Architettura e decorazioni del complesso risalirebbero alla II metà del Settecento. Un documento notarile certifica l’esistenza del palazzo nel 1748 di proprietà dell’antica famiglia nobiliare sulmonese. La cultura artistica napoletana è ravvisabile in una planimetria del palazzo che illustra l’ideazione di una scalinata a 3 rampe, non più realizzata per motivi economici, mentre dopo qualche anno venne costruita la fontana, attualmente collocata su un terrazzo, dove prima c’era un giardino pensile su via Peligna. (f.p.)
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