Palloncini bianchi per l’addio a Cavicchia

Folla in cattedrale ai funerali del ristoratore. Ma ora si indaga per verificare se qualcuno lo ha indotto al gesto estremo
SULMONA. Il volo di palloncini bianchi e tante lacrime hanno accompagnato l’ultimo saluto a Pino Cavicchia, il ristoratore che martedì mattina si è tolto la vita nella propria abitazione in via Corfinio. In una cattedrale di San Panfilo gremita, i genitori Paolo e Rosa, con la moglie Ombretta e il fratello Enzo, circondati da tanti amici, hanno dato l’addio a Pino. La messa funebre è stata concelebrata da don Domenico Villani parroco della cattedrale e da don Gilberto Uscategui parroco del quartiere dove da qualche mese Pino Cavicchia viveva con la moglie e la figlia di otto anni. «Spesso la società ci parla di morte», ha detto nell’omelia don Gilberto, «in questo modo non dà risalto alla speranza, non dando segni di incoraggiamento a chi vive momenti di difficoltà». Invece, ha sottolineato il sacerdote, «la speranza e la solidarietà non devono mai mancare». Don Gilberto ha poi ricordato che Pino si è sempre sforzato di garantire «una vita dignitosa alla sua famiglia e il Signore certamente premierà questo suo sforzo di amore». All’uscita della chiesa il feretro, tra tante lacrime, è stato accolto da un lungo applauso prima di avviarsi verso l’ultimo viaggio. Intanto, prosegue l’inchiesta per istigazione al suicidio avviata dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, il quale dopo aver sequestrato il computer e il telefonino dell’ex ristoratore sta cercando di ricostruire tutti gli ultimi momenti che hanno portato l’uomo a maturare la decisione di togliersi la vita. L’obiettivo è di scoprire se il suicidio possa essere collegato a qualche episodio o qualche situazione diversa da quella che viene considerata l’ipotesi più probabile: il momento di depressione che stava vivendo legato alle difficoltà economiche in cui versava per mancanza di un lavoro. Dopo aver chiuso il ristorante di piazza Garibaldi perché le entrate non riuscivano a coprire le spese di gestione, aveva provato a trovare lavoro fuori Sulmona. E lo aveva trovato in un ristorante di Rimini. Ma con 1.400 euro al mese, di cui circa 900 doveva pagarle per la pensione dove dormiva, non ce la faceva a sostenere tutte le altre incombenze familiari. Da qui la decisione di tornare a Sulmona. La moglie ha rivelato che la sera prima avevano litigato, così come avviene talvolta tra una coppia che non sta vivendo un momento tranquillo, e che Pino è sceso nella taverna al pian terreno dove ha passato la notte. Ed è stato forse in quei momenti passati in solitudine che Pino Cavicchia ha maturato la decisione di farla finita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

