Palloncini bianchi per l’addio a Stefano
Tanta gente al funerale del piccolo nella chiesa di San Rocco, molti i compagni di scuola. Il dolore straziante dei familiari
AVEZZANO. «Mamma, maStefano non c’è più?». «No amore, ma lancia il tuo palloncino in cielo, così lui lo porterà per sempre con sé». C’erano tanti bambini a salutare per l’ultima volta Stefano Di Benedetto, il piccolo di otto anni, che ha perso la vita in un tragico incidente nelle campagne di Avezzano. Le mamme non li hanno lasciati soli un attimo, per tutta la cerimonia e anche fuori dalla chiesa, li hanno stretti, abbracciati e baciati. Fuori dal portone della chiesa di San Rocco erano increduli e emozionati, ognuno con un palloncino bianco in mano, che poi hanno liberato in cielo al passaggio della piccola bara bianca. La mamma del bambino, Cristina Mazzulli, è stata sorretta da sua madre e dai suoi fratelli. Il padre, Maurizio, quel tragico pomeriggio alla guida del trattore cui era attaccata la fresa che ha travolto Stefano, in chiesa si teneva la testa tra le mani. Un dolore straziante e inconsolabile. Ai piedi della piccola bara, una paperella di peluche e la maglietta con il numero 45 del calciatore Mario Balotelli.
«Non ci sono parole per consolare genitori, amici e parenti», ha esordito nell’omelia il parroco don Adriano Principe, con la voce spezzata, «Maurizio, Cristina, che vi consoli la parola di Dio, che entra dentro di voi. Stefano adesso è in paradiso, pensate solo che sta bene, continuerà a giocare e lo farà per sempre. In quel posto dove c’è tanta luce. Non c’è una spiegazione umana a quello che è accaduto. Stefano ce lo ricordiamo qui, all’asilo delle suore e poi al parco giochi. Pieno di vita, con gli occhi accesi dalla gioia e dall’amore per i suoi genitori. Solo con la fede», ha concluso don Adriano, «capiamo che la morte è l’inizio di tutto, della vita eterna». Sull’altare anche don Vincenzo De Mario e padre Riziero Cerchi, accompagnato dai rappresentanti dell’Associazione “Genitori di stelle, figli della speranza”. Di fianco all’altare, pieno di rose e fiori bianchi, oltre allo stendardo dell’Associazione diocesana che raccoglie tutti i genitori dei giovani morti prematuramente, anche quello della confraternita di San Rocco e dell’Avis di Avezzano. Alla fine della cerimonia è salita sull’altare Ornella Gemini, la madre di Niki Aprile Gatti morto nel 2008, che ha fondato un’associazione a scopo benefico, che porta il nome del figlio. Gemini, a nome dell’associazione, ha scritto un commovente manifesto e lo ha letto in chiesa. «Stefano… te ne sei andato in fretta come i temporali estivi. A te piaceva l’estate perché potevi andare con il tuo papà, libero nei campi e nei profumi della tua amata terra. Non ci hai lasciato il vuoto perché sei presente ovunque, ogni cosa parla di te e delle tue manine». Dalle mani di mamma Cristina l’ultimo palloncino a volare in cielo: quello rosso, a forma di stella .
Magda Tirabassi
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