Palloncini e tanti abbracci: Sulmona dà l’addio a Libero

12 Gennaio 2023

Compagni di scuola, amici del nuoto e familiari per l’ultimo saluto al 17enne Morto per sospetta meningite. Commosse parole del sacerdote rivolte ai genitori

SULMONA. Palloncini bianchi e celesti a forma di croce, circondati da altri palloncini dello stesso colore, che si sono alzati verso il cielo tra gli applausi dei presenti. È stato l’atto finale di un pomeriggio pieno di lacrime e commozione iniziato alle 15 in punto, con l’arrivo della bara bianca davanti alla chiesa di San Giovanni da Capestrano, la nuovissima chiesa che accoglie tutti i fedeli residenti nella popolosa frazione di Cantone, dove abitava Liberato Passoforte detto Libero, deceduto lunedì scorso nell’ospedale di Sulmona, a seguito di una sospetta meningite a soli 17 anni. Tante le persone presenti nel piazzale della chiesa, tra loro molti giovani con gli occhi gonfi di pianto, per la perdita di un amico con cui hanno diviso l’adolescenza e i piccoli segreti di un’età spensierata e pura come la bara bianca e il cuscino di rose, le stesse che adornavano l’altare rendendo la chiesa di un candore unico e surreale. Gli amici, anche quelli del nuoto, hanno indossato una maglietta con la foto di Libero e una scritta: «Gli angeli non stanno sempre in cielo. Scendono e ci camminano a fianco perché ci possono aiutare quando cadiamo e ci facciamo male, guarendo le nostre ferite». Dietro la bara il dolore di papà Alberto e mamma Silvia con il cuore devastato da una tragedia troppo grande da poter comprendere.
Nella sua omelia, con la chiesa stracolma di persone, il parroco don Lorenzo Conti ha ricordato la figura di Libero, studente dello Scientifico prima e all’Alberghiero poi: «In questo momento di tristezza le nostre parole servono a poco. Eppure il Signore ci dà la possibilità di poter vedere un’àncora di speranza anche dopo un’esperienza come questa che ci dice che non siamo fatti per la morte ma per vivere nel desiderio dell’eternità. E più si è giovani e più il desiderio è talmente forte da non riuscire a trattenerlo. E così è stato per Libero che ha sempre desiderato di vivere il meglio che si può avere. Ma da soli, questa è l’amara constatazione da fare, siamo incapaci di custodire questo dono meraviglioso. Non ce la possiamo fare da soli», ha detto il parroco dal pulpito, «e la morte sembra strapparcelo via senza nemmeno chiedere il permesso. Tutti sappiamo che Libero ha dovuto affrontare tante difficoltà ma lo ha fatto sempre con il sorriso, sempre con la forza che gli veniva dal suo cuore e dalla sua voglia di vivere. Ora si è realizzata la promessa del nome stesso che lui portava. Ora Libero è libero dalla paura, è libero dal dolore ed è libero anche dalla morte in virtù della salvezza di Nostro Signore. È stato liberato da ogni vincolo di fragilità umana e continua a vivere nell’amore di Cristo. Questi eventi così tristi», ha concluso don Lorenzo, «ci insegnano che ci sono cose che non finiscono mai, come l’amore, ora custodito attraverso l’amore di mamma Silvia e papà Alberto, l’amore che supera anche il confine della morte e ci introduce nella vita vera, quella della libertà».
Dopo il rito funebre l’abbraccio dei presenti verso i genitori prima che la bara bianca iniziasse l’ultimo viaggio. (c.l.)
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