Paolucci, oggi la decisione sulla richiesta di libertà

La parola alla Cassazione. Per la difesa insussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico del giovane macellaio, unico imputato per l’omicidio di D’Amico
L’AQUILA. La Cassazione prende tempo. Sulla scarcerazione del presunto omicida di Paolo D’Amico, l'operaio 55enne trovato morto il 24 novembre del 2019 nella sua villetta isolata nelle campagne di Barisciano, la decisione attesa per la serata di ieri arriverà soltanto questa mattina.
Per Gianmarco Paolucci, il giovane macellaio unico imputato del delitto, che si trova in carcere dal 2 febbraio scorso, il pubblico ministero Simonetta Ciccarelli ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella il decreto che dispone il giudizio immediato. In attesa del processo fissato per il 14 luglio davanti alla Corte d’Assise, la difesa cerca di ottenere la scarcerazione. Il difensore, Mauro Ceci, ha presentato ricorso contro l’ordinanza del tribunale del Riesame che aveva rigettato la richiesta di annullamento della custodia cautelare in carcere. Erano stati chiesti gli arresti domiciliari.
La difesa parla di insussistenza dei «gravi indizi di colpevolezza» ma anche della «tardiva comunicazione» delle sommarie informazioni, dei risultati sul prelievo del capello dell’arrestato.
Secondo la difesa sarebbe stato fondamentale porre all’attenzione del Riesame questi punti chiave in quanto favorevoli al giovane. Il tribunale accertò i “ritardi”, ma ritenne che le nuove indagini non costituissero elementi fondamentali a favore dell’allora indagato. Su ciò si basa il ricorso per Cassazione di cui si attende la decisione.
Determinanti saranno sulla vicenda i rilievi tecnici investigativi eseguiti. Una relazione del Ris esclude con certezza assoluta che le impronte trovate sul luogo del delitto appartengano alle scarpe sequestrate all’imputato. La scala di valore utilizzata va da 0 a 6, laddove 0 significa che c’è la massima corrispondenza.
Il rilievo ha invece evidenziato il valore 6 che sta a significare che non ci sarebbe alcuna attinenza. La relazione del Ris è di circa 30 pagine ed è correlata da una trentina di foto.
Altro punto su cui punta la difesa è il fatto che il presunto omicida sia un destrimane, mentre l’imputato è mancino. In attesa della decisione della Cassazione, intanto la difesa sta lavorando ad altri reperti trovati dal Ris.
In particolare su alcune macchie sospette isolate nelle automobili in uso all’imputato.
Nel corso dei sopralluoghi investigativi sarebbe emerso che tali macchie non sono di natura ematica.
Un’altra traccia trovata nell’abitazione, in particolare su un materasso, è risultata essere invece di sangue appartenente a una donna.
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