Papà testimonial a scuola contro il bullismo

25 Gennaio 2020

All’istituto Ovidio l’incontro col padre di Carolina Picchio, morta suicida per le vessazioni subite in rete

SULMONA. “Le parole fanno più male delle botte”: sono risuonate chiare e forti al teatro comunale “Maria Caniglia”, le parole che Carolina Picchio scrisse in una lettera nel gennaio 2013 prima di lanciarsi dalla finestra della sua camera a Novara per le vessazioni subite in rete da suoi compagni. Sono risuonate forti e chiare nel corso dell’incontro, organizzato dall’Istituto superiore “Ovidio” e aperto anche agli studenti delle scuole medie della città, sul tema “Generazione connessa contro il bullismo e il cyberbullismo”. Ospite dell’incontro è stato Paolo Picchio, papà di Carolina, che, dal momento della tragica scomparsa della figlia combatte la sua “battaglia”, recandosi nelle scuole per portare la sua testimonianza al fine di educare e sensibilizzare i ragazzi sui rischi della rete e dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Una battaglia dalla quale nel 2017 è nata anche la legge italiana contro tali fenomeni, la prima in Europa. All’incontro ha partecipato Diego Buratta, esperto in educazione digitale. L’incontro ha fatto seguito a quello che si è tenuto nell’aula magna del liceo artistico “Mazara”, rivolto a docenti e genitori. La due giorni si inserisce nell’ambito del progetto “Legalità Legal-Mente”, organizzato in collaborazione con l’agenzia di stampa Dire giovani e con la Fondazione Carolina onlus. All’iniziativa ha preso pare anche Marco Marchesi, giornalista dell’agenzia “Dire giovani” che ha seguito molti studenti dell’Istituto “Ovidio” in laboratori di giornalismo dedicati a bullismo. Silenzio e commozione di ragazzi e docenti presenti in sala hanno accompagnato la dolorosa testimonianza di Paolo Picchio che ha ripercorso i tragici fatti che hanno portato alla morte della figlia a soli 14 anni. «Se vedete, se sapete di casi di ragazzi presi in giro, bullizzati: parlate», è l’appello lanciato dal papà di Carolina. (f.p.)
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