Papa Francesco: Petrocchi cardinale

21 Maggio 2018

L’annuncio della nomina lo raggiunge dopo la messa alla Torretta Un prete al telefono lo informa. Concistoro il 29 giugno a San Pietro

L’AQUILA. «Scusate, ho fatto una cosa che non si dovrebbe fare in chiesa e durante la celebrazione della Santa Messa. Ho preso il telefonino... Ma era per un fatto importante, per il quale dobbiamo invocare lo Spirito Santo e la Santa Vergine Maria: il nostro vescovo, Giuseppe Petrocchi, è stato nominato cardinale».
Così la comunità della basilica e parrocchia universitaria di San Giuseppe Artigiano, in centro storico, in via Sassa, ha appreso ieri mattina, durante la Messa delle 12, della nomina di Petrocchi alla porpora cardinalizia. Per bocca del celebrante, il vicerettore della basilica, don Federico Palmerini. Una notizia che ha quasi tramortito i fedeli che partecipavano alla celebrazione, che non hanno avuto alcuna reazione di giubilo, vista la portata storica della nomina. Contemporaneamente, nella chiesa della Torretta, il diretto interessato, terminata la celebrazione, riceveva la notizia per telefono.
Un regalo di Papa Francesco all’Aquila e ai suoi cittadini martoriati dal terremoto e che non vedono la fine del tunnel del ritorno a una vita normale. Ha avuto il coraggio di accettare un incarico, nel 2013, che dire gravoso è dire poco: ricostruire un’arcidiocesi nella sua anima e dare un impulso alla ricostruzione materiale. Sono questi i punti che, come riferiscono i rumors clericali, hanno fatto prendere la decisione al Pontefice di elevare alla porpora cardinalizia l’arcivescovo metropolita dell’Aquila. Un vescovo che in questi cinque anni ha risolto molti problemi, ma tanti ne ha ancora da affrontare.
E la nomina cardinalizia lo dovrebbe tenere legato all’Aquila fino alla “pensione”, che – con la proroga consueta – dovrebbe arrivare tra i 77 e i 78 anni (Petrocchi compirà 70 anni il 19 agosto).
Una nomina, quella dell’arcivescovo dell’Aquila, che fa il paio con quella, nel 2015, del vescovo cardinale di Agrigento, Francesco Montenegro – il vescovo in motorino, per la sua abitudine di spostarsi in sella a una Vespa blu – in prima linea nel dramma degli sbarchi degli immigrati a Lampedusa. Così come – dopo il suo predecessore Giuseppe Molinari – si è trovato in prima linea Petrocchi, con i problemi dell’Aquila devastata dal sisma. Un riconoscimento alla città capoluogo d’Abruzzo ancora martoriata e un riconoscimento di prestigio a un grande teologo della Chiesa. Che ora avrà un rapporto diretto con la Chiesa Universale.
Lui, che ha sempre tribolato in questi cinque anni, a raccomandarsi ai cardinali per far arrivare un messaggio al Papa, ora potrà andare personalmente a parlare con il Pontefice (col quale, tra l’altro, avrà un rapporto privilegiato, visto che è uno dei cardinali nominati proprio da Papa Francesco). Lui, che ha sempre tribolato, in questi cinque anni, per chiedere un cardinale all’apertura della Porta Santa. E quest’anno saranno due i cardinali ad aprire la Porta Santa alla Perdonanza: il brasiliano Joao Braz de Aviz e il futuro cardinale Giuseppe Petrocchi.
Già, futuro. Perché il Concistoro, nel quale il Papa creerà i 14 nuovi cardinali, è previsto il 29 giugno. Un Concistoro pubblico, a San Pietro, nel quale Papa Francesco imporrà la Berretta e consegnerà la Bolla cardinalizia ai nuovi porporati, tra i quali monsignor Petrocchi. Al Concistoro saranno presenti anche tanti pellegrini dall’Aquila e da Ascoli Piceno, città natale del neo-cardinale dove, ieri, c’è stata anche grande festa tra i fedeli. Si parla già di bus da organizzare. Il protocollo prevede, dopo il Concistoro, il saluto al Papa emerito Benedetto XVI, poi il pranzo a Santa Marta con Papa Francesco e le “Visite di calore”: Petrocchi, quale cardinale, sarà anche titolare di una chiesa di Roma, oltre della diocesi dell’Aquila, e in una stanza del Palazzo Apostolico, a San Pietro, riceverà i fedeli di Roma.
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