Paralitica e muta Ma è tutto un trucco

2 Febbraio 2017

Percepiva 800 euro al mese con la complicità del suo medico

AVEZZANO. «Dobbiamo scendere in campo forti… tu devi stare male e io altrettanto, insieme a te, devo dire che stai proprio male». Così, intercettato, parlava Fabio Ranalli, il medico arrestato dai carabinieri con l’accusa di truffa in concorso ai danni dello Stato. Il 56enne aveva fatto ottenere un’invalidità al 100% a Sonia Sinibaldi, 43 anni, di Ortucchio, che a detta degli investigatori sta benissimo. Anche la donna è stata raggiunta da un analogo provvedimento della Procura, ma attualmente è irreperibile perché a Miami, negli Usa, insieme al compagno. Sinibaldi, invece, è ai domiciliari.

Il medico di base è originario di Sulmona, dove ha la residenza, ma ha i propri studi professionali a Pescina, Lecce nei Marsi e Aschi, frazione di Ortona dei Marsi. A Pescina è stato anche consigliere comunale, una prima volta dal 2006 al 2011 e una seconda dal maggio 2011 al settembre 2014, sempre con liste civiche.

Le accuse nei confronti della coppia sono pesanti, tanto quanto i comportamenti che il gip Francesca Proietti giudica «umanamente offensivi per chi realmente soffre di gravi patologie e vede, spesso, negata e disattesa l’aspettativa a una pubblica assistenza». Sonia Sinibaldi, invece, l’assistenza ce l’aveva. Colpita da un malore nel 2014, la donna aveva sfruttato la patologia per simulare gravissime conseguenze e ottenere, dal novembre 2014, due assegni ogni mese (di 279,47 e 512,34 euro), rispettivamente per invalidità civile e accompagnamento. In poco più di due anni avrebbe percepito circa 20mila euro. Ufficialmente la donna era costretta su una sedia a rotelle, inibita nel linguaggio e con un braccio paralizzato. I carabinieri hanno fatto emergere tutt’altra verità dopo una soffiata e diversi pedinamenti. A incastrare la 43enne ci sono le riprese fatte dal 1° al 7 giugno 2016 e quelle del 21 giugno al termine della visita di revisione per confermare l’invalidità. Proprio in quest’ultima occasione la donna e il medico sono arrivati davanti alla commissione, negli uffici Inps di Avezzano, e hanno dato vita a una sceneggiata che il pm Maurizio Maria Cerrato definisce «miserabile».

«La donna teneva il braccio destro immobile, simulando la paresi, e si esprimeva a gesti simulando l’incapacità di parola», osserva la Procura. E il medico Ranalli, che l’accompagnava negli uffici dell’Inps di Avezzano, «la faceva accomodare sulla sedia» e «finita la visita (e la simulazione) la riportava alla propria auto». Non prima di essere andati in un bar, dove la Sinibaldi entrava autonomamente, e di essersi salutati con una stretta di mano (col braccio che poco prima era paralizzato). Stesso copione il 30 agosto durante una nuova visita di controllo.

Nella relazione dei carabinieri si evidenzia che la donna «parla perfettamente, cammina, guida la propria auto, sale le scale, insomma sta bene e svolge autonomamente le attività della vita quotidiana». Per ingannare Asl e Inps c’era però la complicità di Ranalli. Secondo gli inquirenti il medico «risultava da subito molto aperto e disponibile nel distribuire consigli su come comportarsi di fronte a commissioni mediche, e molto leggero sulla dispensazione di certificazioni mediche idonee all’esenzione dal lavoro». La Procura definisce entrambi «consumati attori» di «reiterate recite». Il protrarsi nel tempo delle condotte facevano inoltre ritenere elevata la propensione a delinquere degli indagati, uno dei quali, il medico, «venuto meno al giuramento proprio di una così nobile professione che chiede dedizione al prossimo, al malato e non al profitto». Proprio tali considerazioni hanno portato il gip scrivere il finale di questa commedia.

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