Parco, appello di Cialente

«La Regione approvi il piano, c’è l’ok dei sindaci». Obiettivo: nuovi impianti
L’AQUILA. Venti anni di ritardi e immobilismo. Un’attesa interminabile, per il Piano del Parco Gran Sasso e Monti della Laga che, di fatto, ha bloccato lo sviluppo della montagna aquilana, con ripercussioni sull’intera economia delle zone interne. A fine mandato, il sindaco Massimo Cialente tenta un’ultima carta, per recuperare il tempo perduto. Lo fa lanciando un appello alla Regione che può approvare lo stralcio del piano, relativo al territorio di sua competenza. È arrivata, infatti, l’intesa fra tutti i Comuni che ricadono all’interno dell’area protetta, per l’adozione dello strumento di pianificazione, indispensabile per dare il via libera anche al Piano d’area del Gran Sasso. Lo sviluppo turistico della montagna aquilana è stato sempre il cavallo di battaglia del sindaco, sia nel mandato del 2007 che in quello del 2012. Quello che lascerà a giugno, «dopo anni di immobilismo», è un testimone importante, secondo Cialente: rinnovata sinergia con il Parco, opere già programmate, 40 milioni per interventi infrastrutturali e nuovi impianti e altri 12 per la privatizzazione del Centro turistico del Gran Sasso. Ma intanto deve muoversi la Regione.
Il sindaco ha scritto al presidente Luciano D’Alfonso, al vicepresidente Giovanni Lolli e all’assessore ai Parchi, riserve e montagna, Donato Di Matteo. «Mi giunge notizia che finalmente tutti i comuni abruzzesi ricadenti nel Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga», ha scritto Cialente nella nota, inoltrata anche al presidente e al direttore dell’Ente Parco, Tommaso Navarra e Domenico Nicoletti, e ai sindaci dei centri che ricadono nei confini, «hanno firmato un’intesa per l’adozione del Piano del Parco. Arriviamo a questo appuntamento con quasi vent’anni di ritardo, che hanno bloccato sino ad oggi qualsiasi ipotesi di sviluppo ecosostenibile della nostra montagna». Di qui la richiesta alla Regione affinché approvi al più presto lo stralcio del piano, riguardante il territorio abruzzese. «È impensabile», ha proseguito Cialente, «attendere la Regione Lazio e la Regione Marche, che hanno già dichiarato un insostenibile allungamento dei propri rispettivi tempi». Intorno al futuro del Gran Sasso si è già scatenato il dibattito fra i vari candidati alle prossime elezioni amministrative. «Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga», ha concluso il sindaco nella lettera alla Regione, «è un tesoro prezioso da proteggere da attacchi strumentali, soprattutto in questa fase elettorale. È per questo che va difeso, rimuovendo anni ed anni di immobilismo e irresponsabili sottovalutazioni. È il momento di dare risposta alle aspettative, da anni sedimentate, degli abruzzesi delle aree interne». Cialente in più occasioni ha ricordato la sua “crociata” e i suoi scontri, anche con lo stesso Parco, per far accelerare le procedure, che si erano impantanate per decenni. E dopo il sisma del 2009 ha lavorato in sinergia con Giovanni Lolli, per portare sul Gran Sasso i fondi del 4% della ricostruzione riservati allo sviluppo economico e produttivo: 40 milioni di euro per gli interventi infrastrutturali e i nuovi impianti e altri 12 milioni per avviare la privatizzazione del Centro turistico del Gran Sasso. Quando stava per concretizzarsi il progetto per la sostituzione della seggiovia delle Fontari, è scoppiato un fuoco di sbarramento, da parte delle associazioni ambientaliste, perché il Parco ancora non aveva varato il proprio piano e il sindaco, rischiando anche di perdere la sua maggioranza, ha aperto una polemica con l’ente sui ritardi, ottenendo la nomina di un direttore stabile. Ora la palla passa alla Regione: l’obiettivo è realizzare nuovi impianti sciistici e altre opere dentro l’area protetta, in modo da rendere la montagna fruibile sia d’inverno che d’estate.
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