Parco archeologico mai nato, è polemica

5 Marzo 2023

L’ex consigliere De Paolis: palazzo Oliva, l’ex cattedrale e gli scavi di Forcona patrimonio da tutelare

L’AQUILA. «Riprendere e attuare l’Accordo di programma del 2000 che prevedeva la valorizzazione turistica dell’area archeologica di Bagno e Civita di Bagno con Villa Oliva e l’antica cattedrale dell’Aquila». Lo dice Tonino De Paolis, ex consigliere comunale originario di Bagno, che da anni si batte per un parco storico-archeologico alle porte della città.
«Nel 2000», continua De Paolis, «quell’Accordo di programma tra il Comune dell’Aquila e la Soprintendenza prevedeva un intervento organico di recupero e restauro di palazzo Oliva e dell’ex cattedrale, dando continuità agli scavi nell’area archeologica di Forcona alle pendici di colle Moritola. Va ricordato che l’Accordo arrivò dopo una serie di iniziative che si tennero a Bagno e a Civita. Ci fu un convegno nell’aprile del 2000 con la dottoressa Rosanna Tuteri esperta archeologa che ha seguito tutti gli scavi, con il professor Raffaele Colapietra e con l’allora sindaco Biagio Tempesta. Il progetto generale fu elaborato dal professor Pierluigi Properzi dell’Università dell'Aquila e da Vladimiro Placidi, con l’apporto scientifico della dottoressa Tuteri. Ora, dopo più di venti anni, scopriamo quasi per caso che quell’Accordo di programma è stato “disdetto” nel 2019, pare per mancanza di fondi. Bisognava invece», incalza De Paolis, «rinnovare l’Accordo per definire e riprogrammare un’area archeologica di valenza nazionale alle porte dell’Aquila. Oggi l’unica cosa che non mancano sono i finanziamenti. L’antica cattedrale di San Massimo aspetta da anni un intervento di recupero e restauro per uscire dall’oblio in cui l’abbiamo lasciata per troppi anni. Ci rivolgiamo all’amministrazione comunale e alla Soprintendenza perché trovino il coraggio e la volontà di rinnovare quell’intesa del 2000 per realizzare il Parco dei Vestini. Lo sviluppo del nostro comprensorio passa proprio attraverso scelte strategiche come queste, inserite in un contesto socio culturale e ambientale fatto da piccoli borghi, dai laghi di San Giovanni e San Raniero che si trovano alle pendici di boschi e pinete e con Monte Cagno a fare da cornice. Lo sviluppo artigianale, agro pastorale e turistico-ambientale potrà fare uscire il nostro comprensorio dall’emarginazione in cui versa e darebbe un futuro alle giovani generazioni. Provate ad immaginare», conclude De Paolis, «tutta l’area dell’antica cattedrale di San Massimo con la chiesa di San Raniero ben recuperata, con un parcheggio e poi un sottopasso che ci porta direttamente al di là della Statale 5bis con una stradina ben fatta, illuminata che arriva all’area archeologica per scendere poi a Villa Oliva e da lì magari arrivare al lago di San Raniero. Lo sviluppo del territorio ha bisogno di scelte strategiche come questa». (g.p.)
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