Parco Gran Sasso-Laga, cani anche a guardia dei bovini

14 Gennaio 2017

ASSERGI. Nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sono circa 8000 i bovini cresciuti prevalentemente in allevamenti estensivi da carne e circa un migliaio di questi non hanno o non...

ASSERGI. Nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sono circa 8000 i bovini cresciuti prevalentemente in allevamenti estensivi da carne e circa un migliaio di questi non hanno o non utilizzano stalle per il ricovero invernale. Diventa così oltremodo preziosa e utile la guardiania assicurata dai cani pastori abruzzesi.

Grazie al lavoro di selezione assicurato dal Circa (Centro internazionale ricerca sul cane da lavoro), l’utilizzo di questi formidabili cani per le attività pastorali si è rivelata una delle migliori pratiche diffuse dal progetto europeo Life “Praterie”, attuato dal Parco allo scopo di tutelare i pascoli in quota del Gran Sasso e dei Monti della Laga, ma è senz’altro il loro utilizzo sperimentale per la guardiania dei bovini che sta suscitando interesse ben oltre i confini del Parco, soprattutto nel territorio alpino, diffondendosi tra gli allevatori che considerano i cani un’eccellente risorsa per difendere il bestiame dai predatori.

«Il cane da guardiania dei bovini», spiegano i veterinari responsabili dell’azione di progetto, «non lavora per difendere il territorio, ma per difendere quella che considera a tutti gli effetti la sua famiglia. Inoltre, non è un cane aggressivo per l’uomo, la cui presenza tende decisamente ad ignorare quando lavora». Un risultato eccezionale, dunque, ottenuto attraverso una buona selezione ed una particolare forma non già di addestramento, quanto di “condizionamento”. È, quest’ultimo, un processo di imprinting che incomincia dalla nascita, quando la femmina gravida viene posta in un box all’interno della stalla con i bovini. Fin dai primi istanti di vita i cuccioli ricevono un condizionamento olfattivo e sensoriale che li porta a riconoscere l’odore dei bovini al pari di quello materno.

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