Parco urbano a piazza d’Armi: l’Anac boccia l’iter per l’appalto

L’Autorità nazionale anticorruzione solleva dubbi sul notevole aumento dell’importo dei lavori Nelle 14 pagine di relazione si parla di progetto non conforme che non poteva essere approvato
L’AQUILA. Il primo segnale che sulla realizzazione del Parco urbano di piazza d’Armi le cose si stavano complicando c’è stato a fine 2021 quando la giunta comunale ha nominato un “Collegio consultivo tecnico” per sciogliere i nodi sull’appalto e l’affidamento lavori. Ora arriva un parere dell’Anac (Autorità anticorruzione presieduta da Giuseppe Busia) che “boccia” gran parte delle modalità con cui è stato affidato l’appalto (alla Rialto costruzioni spa) e soprattutto lancia dubbi su come si è arrivati, con una variante progettuale, all’aumento del costo dei lavori. La delibera Anac si compone di 14 pagine molto fitte in cui la vicenda viene sviscerata per poi arrivare alle conclusioni.
PROGETTAZIONE
Secondo l’Anac il primo progetto esecutivo redatto dalla ditta presentava considerevoli modifiche rispetto al definitivo già approvato dall’amministrazione e posto alla base della gara e l’importo dei lavori risultava aumentato da 10.297.290 a 15.445.845 euro. Un progetto non conforme, quindi, secondo Anac che non poteva essere approvato. La circostanza, sottolinea ancora l’Anac, avrebbe potuto portare il responsabile unico del procedimento all’avvio della procedura prevista dall’articolo 136 del codice appalti, ovvero la risoluzione del contratto per «grave inadempimento e grave irregolarità». Invece la stazione appaltante «ha concesso la possibilità di presentare un nuovo progetto esecutivo che la ditta ha trasmesso il 30 gennaio 2019, quindi oltre il termine perentorio del maggio 2017 previsto dalla gara. L’importo del nuovo progetto inoltre è salito a 22.950.548 euro». L’aumento significativo rispetto al primo elaborato, secondo i progettisti, derivava dalle carenze presenti nel progetto originario posto a base della gara che mancava delle relazioni idrologica e idraulica, archeologica e relativa alla sicurezza.
BONIFICA
La seconda questione su cui l’Anac punta l’attenzione riguarda la mancata previsione della procedura preventiva per la bonifica dei suoli. Il parco dovrebbe sorgere, sottolinea l’Anac, nell’area di un ex deposito carburanti per il rifornimento di mezzi militari e di un deposito temporaneo di macerie del sisma. Su quest’aspetto, per l’Anac, ci sarebbe una sorta di peccato originale. «La possibile contaminazione dell’area» scrive l’Autorità, «non avrebbe consentito di attestare la realizzabilità del progetto. A tal riguardo si rileva che nessuna indicazione circa la disposta caratterizzazione dei suoli risulta contenuta nel verbale di verifica del progetto definitivo che risale al 2014. Anche nel verbale di validazione del progetto definitivo del 3 settembre 2014 non si fa menzione alla problematica inerente alla presenza di possibili siti contaminati».
CONCORDATO PREVENTIVO
L’Anac chiede al Comune di «monitorare» la procedura di concordato preventivo in continuità aziendale avviata nei confronti della Rialto a febbraio 2019 ai fini della prosecuzione del contratto in corso e per il mantenimento del requisito valido anche ai fini della qualificazione Soa.
VERIFICA
Rispetto alla presentazione del progetto esecutivo originario (maggio 2017) e della sua riformulazione il 30 gennaio 2019, «risulta ancora in corso la procedura di verifica della progettazione esecutiva», scrive l’Anac, «peraltro da parte di una diversa società verificatrice. Parrebbe connotato da anomalia anche l’operato dell’ente, laddove, a seguito del giudizio di non conformità espresso dalla prima società incaricata della verifica, ha ritenuto di proseguire l’iter richiedendo all’impresa appaltatrice una revisione progettuale e procedendo con una nuova procedura per l’individuazione di un nuovo soggetto incaricato della verifica con notevole allungamento dei tempi».
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