Parco urbano a rischio dopo la bocciatura Anac

Il Comune corre ai ripari e prepara i chiarimenti per l’autorità anticorruzione Il vicesindaco Daniele: «Una situazione ereditata, abbiamo provato a salvarla»
L’AQUILA. Il parere dell’Anac (Autorità anticorruzione) sul parco urbano di piazza d’Armi, pubblicato ieri dal Centro, ha sollevato un polverone di reazioni. «Forniremo all’autorità tutti i chiarimenti nei termini prescritti e valuteremo successivamente le modalità attraverso cui procedere», commenta il vicesindaco Raffaele Daniele. Mentre Lelio De Santis, capogruppo di Cambiare insieme al consiglio comunale, tuona: «Si deve ripartire daccapo e i cittadini dovranno aspettare ancora anni per vedere realizzato il Parco urbano». Ipotizza un intervento da parte della Procura e della Corte dei conti Giustino Masciocco, presidente della Commissione di Garanzia.
IL PRONUNCIAMENTO
In 14 pagine di relazione, l’Anac boccia in gran parte le modalità con cui è stato affidato l’appalto alla Rialto costruzioni spa e soprattutto mette in discussione l’iter che ha portato, con una variante progettuale, all’aumento del costo dei lavori. Per questo l’Autorità anticorruzione chiede al Comune di «monitorare» la procedura di concordato preventivo in continuità aziendale avviata nei confronti della Rialto a febbraio 2019. Per l’Anac, infatti, il primo progetto esecutivo redatto dalla ditta presentava considerevoli differenze rispetto al definitivo già approvato dall’amministrazione e posto a base della gara. L’importo lavori, inoltre, risultava aumentato da 10 a 15 milioni circa. Un progetto non conforme, quindi, secondo Anac che non poteva essere approvato. L’Autorità poi punta l’attenzione sulla mancata previsione della procedura preventiva per la bonifica dei suoli. Il parco dovrebbe sorgere, infatti, nell’area di un ex deposito carburanti e di un deposito temporaneo di macerie del sisma.
«SITUAZIONE EREDITATA».
«La questione riguarda una procedura avviata durante la scorsa consiliatura che quest’amministrazione ha cercato di salvare, seppure sapevamo benissimo che aveva delle criticità. I rilievi originano da procedure avvenute dal 2014 al 2015. Solo successivamente, come amministrazione, abbiamo cercato di salvare il procedimento e portarlo avanti», ha commentato il vicesindaco Daniele, che già in passato aveva sottolineato come «annullare l’iter amministrativo avrebbe significato riconoscere il 10% dei compensi previsti alla società aggiudicataria ed esporsi a possibili ricorsi delle altre imprese che hanno risposto al bando, con possibili ripercussioni dal punto di vista economico configurabili come danno all’erario».
gara da annullare?
A questo punto, tuttavia, le cose cambiano, secondo Daniele. «Esamineremo insieme agli uffici la delibera e forniremo all’autorità tutti i chiarimenti nei termini prescritti (60 giorni). Valuteremo successivamente le modalità attraverso cui procedere. C’è il rischio di dover rifare la gara. Ma ben venga il pronunciamento Anac perché mette a riparo l’amministrazione da eventuali ricorsi».
«Tutto da rifare»
Sulla questione è intervenuto anche Lelio De Santis: «C’è voluta una decisione dell’Autorità nazionale anticorruzione per bloccare la procedura di gara per l’affidamento dei lavori previsti per un importo complessivo di circa 22 milioni, dopo 5 anni di gestione incerta dell’appalto. La ditta aggiudicataria con un ribasso esorbitante, intorno al 50%, aveva presentato un progetto esecutivo in variante, che recuperava molto del ribasso, con un aumento di circa 5 milioni. La stessa società di verifica del progetto aveva espresso un giudizio di non conformità, ma la giunta comunale aveva chiesto alla Rialto di rivedere il progetto, invece di decidere con coraggio la risoluzione del contratto. Ho più volte sollecitato la giunta ad affrontare con determinazione la situazione. La sola decisione assunta di recente è stata quella di dare mandato al segretario generale di costituire un collegio arbitrale tecnico. E così, sono passati anni, col rischio di perdere il cospicuo finanziamento. Ora si deve ripartire daccapo e i cittadini dovranno aspettare ancora anni per vedere realizzato il parco urbano, con spazi verdi, attrezzature sportive, strutture culturali e un teatro di mille posti».
i nuovi scenari
«La delibera dell’Anac apre nuovi scenari», secondo Giustino Masciocco. «Da una parte i rilievi dell’Autorità anticorruzione chiamano in causa la Procura della Repubblica per gli aspetti riguardanti la mancata bonifica del sito dagli agenti inquinanti; dall’altra parte le censure evidenziano un aspetto legato agli incarichi per la verifica del progetto assegnati a due società diverse, con estremi che potrebbero finire alla Corte dei conti».
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