Parco urbano piazza d’Armi Ecco l’intesa Comune-ditta

3 Maggio 2019

L’avvio dei lavori (annunciato più volte dal 2014) potrebbe essere più vicino L’importo del progetto passerà da 10 a 13 milioni per sbloccare la fase di stallo

L’AQUILA. Meglio evitare l’ennesimo annuncio (dal 2014 ce n’è stato almeno uno ogni sei mesi), ma questa volta l’avvio dei lavori per la realizzazione del parco urbano di piazza d’Armi potrebbe avvenire in tempi “ragionevoli”. A leggere la determinazione dirigenziale 1491 del 30 aprile 2019 sembra che si sia finalmente trovato un accordo fra il Comune e la ditta che, anni fa, si era aggiudicata l’appalto.
LA SOLUZIONE. Semplificando: l’impresa aveva “vinto” la gara con un ribasso di oltre il 60 per cento (va ricordato che il ribasso non è possibile per tutte le voci di costo) per cui i lavori da una “base” di 18 milioni di euro erano stati aggiudicati a poco più di 10. A un certo punto (ma qui la vicenda è ancora tutta da chiarire) l’impresa scopre che con 10 milioni di euro non è possibile fare le opere e ne chiede almeno altri 5. Ora si è giunti all’intesa (che dovrà sottoposta ad altri passaggi burocratici) per cui, pare, i lavori costeranno circa 13 milioni. Con la determina di qualche giorno fa il nuovo progetto è stato approvato solo “in linea tecnica”, quindi la pratica non è chiusa e ci vorranno altri passaggi burocratici (e quindi altro tempo).
LA STORIA. Ma ripercorriamo i passaggi della vicenda. Il consiglio comunale (sindaco Massimo Cialente) in data 17 settembre 2008, quindi ante-sisma, decise la riqualificazione urbanistica dell’area di piazza d’Armi con l’approvazione di un progetto preliminare, in variante al Prg. L’idea era di realizzare un grande parco urbano. Quell’area è stata per decenni di proprietà del demanio militare e utilizzata prevalentemente per le esercitazioni. A un certo punto il terreno viene messo in vendita e l’amministrazione, per evitare di farlo finire in mano a privati, pronti magari a lottizzarne ogni angolo, lo acquista per poco più di due milioni.
IL TERREMOTO. Il 6 aprile del 2009 arriva il terremoto e tutto si ferma. Piazza d’Armi e dintorni vengono occupati da tendopoli e strutture della protezione civile. Il parco deve aspettare. Nel 2013 il progetto viene “resuscitato” e nel frattempo si cerca di dare una sistemata a tutto l’accesso Ovest della città con l’ampliamento di viale Corrado IV. Valorizzare un’area, piazza d’Armi, dove intanto sono nate nuove strutture e altre sono state riqualificate, diventa non più rinviabile.
BANDO EUROPEO. Viene indetto un bando europeo di progettazione vinto dalla società Modostudio che mette l’idea nero su bianco e stima in circa 20 milioni il costo di realizzazione. Alla stessa società viene affidata anche la progettazione definitiva. Per trovare i soldi il Comune partecipa al bando nazionale Piano Città (una iniziativa del 2012 dall’allora governo Monti), è fra i 28 comuni vincitori e ottiene 15 milioni di euro. Altri 3 milioni giungono dall’Australia e in particolare dal Comitato Australian Abruzzo che li raccoglie fra i cittadini di origine italiana. Infine il Pd, attraverso la cosiddetta Legge Mancia, ne aggiunge altri 4 e si giunge così a 22 milioni.
IL PROGETTO. Nel 2014 viene messo a punto il progetto definitivo che sarà quello che andrà poi a gara d’appalto. Il costo rispetto all’ipotesi iniziale è più contenuto, 18 milioni. L’area oggetto dell’intervento è di 95.604 metri quadrati; il teatro cilindrico è ispirato al Globe Theatre di Londra, ha un diametro di 46 metri e una superficie di quasi 4.000 metri quadrati. Il parcheggio è interrato su due livelli per 13.000 metri quadrati circa, infine c’è un edificio a funzione direzionale (uffici o altro) di 1.000 mq.
2015. Nel 2015 viene indetta la gara per un cosiddetto appalto integrato. In sostanza la ditta che se lo aggiudicherà dovrà fare anche il progetto esecutivo. Base d’asta 18.000.000 di euro. 2016. Il 16 febbraio 2016 vengono aperte le buste. La spunta l’impresa Rialto Costruzioni spa di San Tammaro (Caserta) che si dice pronta a fare i lavori per 10.297.290 euro (inclusa naturalmente la progettazione esecutiva). L’aggiudicazione avviene al massimo ribasso e la Rialto, rispetto alle altre 50 imprese concorrenti, ne offre uno del 60%.
2017-2018. Nel 2017 la società Rialto presenta in Comune il progetto esecutivo e qui c’è la sorpresa. Infatti, secondo la ditta, i 10 milioni di cui sopra non bastano per fare i lavori, ma ce ne vorrebbero almeno 15. La cosa viene giustificata dal fatto che vanno migliorate diverse cose fra cui la vulnerabilità sismica della struttura. I calcoli, in sostanza, vanno rifatti.
PROGETTO DA RIVEDERE. La società che doveva “validare” il progetto, la Pcq, il 18 ottobre 2017 comunica all’amministrazione che “lo sviluppo dell’analisi preliminare del progetto esecutivo (quello fatto dalla ditta aggiudicataria) evidenzia una serie di modifiche rispetto al progetto definitivo posto a base di gara, in particolare il quadro economico di progetto risulta variato in aumento in modo significativo” quindi il Comune “ha richiesto alla Rialto Costruzioni spa di comunicare le considerazioni ergotecniche e costruttive per la valutazione delle varianti apportate ovvero provvedere a presentare un nuovo progetto esecutivo ricondotto alle previsioni ed importi del progetto definitivo”.
CONTATTI. Nella recente determinazione dirigenziale si attesta che “il 16 ottobre 2018 si è tenuto un incontro nel settore ricostruzione beni pubblici alla presenza di rappresentanti della Rialto Costruzioni, dei progettisti incaricati della redazione del progetto esecutivo, di rappresentanti della Pcq e del responsabile del procedimento nel corso del quale è stata rappresentata la volontà da parte della ditta aggiudicataria dell’appalto, per quanto possibile, di ricondurre il progetto alle esigenze di esecuzione e cantierizzazione dei lavori, anche con una minore variante riferita a migliorie e alla modifica di parametri del progetto definitivo che tuttavia rechi i requisiti di approvabilità nei termini della normativa vigente”. In poche parole si è cercato un compromesso per sbloccare un iter che si era impantanato.
GENNAIO 2019. A fine gennaio la ditta appaltatrice ha trasmesso al Comune “il nuovo progetto esecutivo rielaborato in ordine ai requisiti di conformità e alle esigenze di esecuzione dell’appalto con la rideterminazione del quadro tecnico economico” che ammonta a poco più di 13 milioni.
ALTRI PASSAGGI. La determina assicura che “gli aspetti e le caratteristiche del progetto saranno valutati dall’ufficio del disability manager contestualmente alla conferenza dei servizi”. Al fine poi “di accelerare le procedure per la consegna delle opere, parallelamente ai lavori della conferenza dei servizi, si provvederà alla definizione delle indagini ambientali rivolte alla bonifica del sito e all’affidamento di incarichi esterni per le attività di verifica del progetto esecutivo, la verifica preventiva archeologica e la valutazione preliminare del rischio bellico residuo” (qui ci si riferisce al fatto che l’area, essendo stata a lungo zona militare, può essere stata inquinata dai residui di materiali e sostanze utilizzati nelle esercitazioni). Probabile che il progetto dovrà passare di nuovo al vaglio dell’Anac (autorità anticorruzione).
DUBBI. Leggendo la determina, chi non ha tutti gli strumenti tecnici per “interpretare” il burocratese la prima cosa che si chiede è: come mai nel 2014 si fa un progetto che viene posto a base d’asta, si fa la gara, vengono aggiudicati i lavori e poi si scopre che il progetto è mancante di alcuni “pezzi” – e nemmeno tanto secondari visto che si parla di vulnerabilità sismica – e quindi si deve rifare quasi tutto da capo con un aumento dei costi? Un mistero.
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