Paris non ci ripensa: «Mollo la società»

16 Febbraio 2016

Il patron dell’Avezzano amareggiato dalla violenza di un tifoso: ho dato tanto e non faccio io la formazione

AVEZZANO. Un rapporto di amore-odio che con il trascorrere del tempo si è inesorabilmente incrinato. È esattamente quello che è accaduto tra il presidente dell’Avezzano calcio Gianni Paris e lo zoccolo duro della tifoseria organizzata, e in particolare con alcuni componenti della curva nord. E così, quel filo sottile che riusciva a tenere unite le due componenti essenziali che caratterizzano una società di calcio (pubblico e squadra), sembra essersi definitivamente spezzato domenica pomeriggio, poco prima dell’inizio della gara con il Monticelli. E deve essere stato qualcosa di particolarmente grave, tanto da indurre lo stesso patron biancoverde, a mettere in vendita la società per la quale ha profuso a piene mani tempo e denaro nel corso della sua quinquennale dirigenza. La versione del massimo dirigente biancoverde non sembra lasciare spazio a dubbi. «La compilazione della formazione, ovviamente non è di mia competenza», dice il presidente, «per cui non sono io a decidere chi deve giocare e chi no, Ma domenica quando sono stati annunciati i nomi dei calciatori che sarebbero scesi in campo, un genitore-tifoso deve aver interpretato la scelta del tecnico, come emanazione di una mia imposizione. Mi si è avvicinato per poi darmi un pizzicotto piuttosto violento sotto la guancia che mi ha procurato un’abrasione. Il tutto rimproverandomi cose che non ho condiviso e che non condividerò mai». Un episodio che Paris ha interpretato come una vera e propria aggressione. Cosa che lo ha spinto, a fine partita, ad annunciare di voler mettere in vendita la società al prezzo simbolico di un euro. Una decisione che ha scatenato ipotesi e commenti che hanno fatto in breve il giro del web. Tanti i messaggi di solidarietà inviati al patron biancoverde, ma ciò non sembra esser bastato a cancellare l’amarezza.

«Ho rilevato l’Avezzano nel 2010 quando era in prima categoria e nel giro di pochi anni l’ho portato in serie D», racconta Paris, «ma anziché ottenere qualche ringraziamento, ho avuto solo delusioni e tanta acredine da parte di chi economicamente ha fatto più danni che altro». Il discorso si sposta poi sull’immediato futuro: «Dalla comunicazione della messa in vendita della società, ho ricevuto una decina di proposte, sei delle quali provenienti dalla zona di Milano e di Torino e le altre da Roma e dintorni. Tutti interessati a prendersi gratuitamente l’Avezzano, ma quando ho fatto presente che come primo impegno c’erano gli stipendi che io sto pagando proprio oggi (40mila euro), ognuno si è opportunamente defilato. Comunque confermo di voler cedere questo giocattolo che per anni mi ha visto impegnato 24 ore su 24, ma l’unica condizione che ritengo essenziale, è che chi verrà al mio posto deve farsi carico di far fronte quanto meno agli stipendi che i giocatori stanno percependo regolarmente dal mese di luglio. Io non me la sento di abbandonarli al loro destino e andare via, perché molti di loro hanno famiglia e vivono di questo mestiere».

Ieri mattina, il capitano Moro e Di Genova sono andati dal loro presidente, pregandolo di rinunciare all’idea dell’abbandono, ma Paris sembra deciso a non subire più insulti e contestazioni. E con questa crisi trovare un acquirente a “costo zero” non sarà impossibile, ma con quali prospettive?

Plinio Olivotto

©RIPRODUZIONE RISERVATA