Paris racconta Pasolini La cultura è la letteratura

AVEZZANO. «Curioso, pedagogo, vitale, amante delle più crude realtà umane». Così Renzo Paris, poeta, traduttore e saggista, autore del romanzo “Pasolini ragazzo a vita”, ha risposto alla domanda dei...
AVEZZANO. «Curioso, pedagogo, vitale, amante delle più crude realtà umane». Così Renzo Paris, poeta, traduttore e saggista, autore del romanzo “Pasolini ragazzo a vita”, ha risposto alla domanda dei ragazzi del Liceo Classico Torlonia di Avezzano, curiosi di sapere quale fosse la vera natura di Pier Paolo Pasolini. «Sarebbe riduttivo descrivere Pier Paolo esclusivamente come omosessuale-poeta-critico politico-regista magistrale, senza considerarne l’aspetto più intimo e umano, tema portante del mio romanzo», esordisce lo scrittore marsicano che ha ripercorso le tappe salienti della sincera amicizia con l’autore di “Ragazzi di vita”, in un excursus che parte dalla vista della lapide del poeta e si dirama attraverso i vicoli di «una Roma amata e odiata». Paris, durante la conferenza al Liceo, ha evidenziato come Pasolini abbia amato la vita in ogni sua forma, per poi cadere vittima di quella sua stessa vitalità, tramutata nella profonda delusione verso un mondo di consumo e non più di spontaneità. «Conobbi Pier Paolo nel 1966, nell’ambito di Nuovi Argomenti, quando ormai si era allontanato dalle borgate e si era calato nella vita borghese», continua l’autore «insieme ad Alberto Moravia e altri amici ci riunivamo nel salotto di Laura Betti, che dopo il ’75 cominciò a definirsi “la vedova di Pasolini”. Pier Paolo si presentava sempre dietro i suoi occhiali scuri, dispensando sentenze brevi e concise, lavorava tanto e la notte vagava attraverso i volti che amava e che, per me, lo condussero alla morte». Intollerabile per la destra conservatrice, scomodo per la sinistra contraddittoria, Pasolini viene paragonato da Paris a Ignazio Silone, al quale ha dedicato “Il fenicottero, vita segreta di Ignazio Silone”. Ma qual è il ricordo che lega maggiormente Paris all’amico Pier Paolo? Racconta come una mattina, in via del Babbuino, avesse incontrato il poeta che gli chiese di aiutarlo a trasportare la poltroncina rossa che avrebbe usato durante le riprese del film “Salò”. Pasolini gli confessò di voler ormai essere considerato un autore postumo e gli affidò la bozza di una sua opera: «Conservo ancora in casa, come una reliquia, il dattiloscritto “Affabulazione”, donatomi da Pier Paolo forse per via del mio cognome, che in dialetto friulano significa figlio-padre. Se Pier Paolo fosse qui», continua, «vi martellerebbe di domande, per respirare nuove vite. Avremmo, ora più che mai, bisogno di personalità come Pasolini, che darebbe una scossa al dilagante appiattimento culturale, all’omologazione sociale, facendo sentire la propria voce attraverso quei canali di cui voi giovani usufruite abitualmente». Figlio della vecchia generazione, Paris affida ai giovani il compito di riscattare la propria identità. Di una cosa è certo: la letteratura, come ripeteva Pasolini, non deve essere dimenticata.
Rosanna De Meis
©RIPRODUZIONE RISERVATA

