Parte l’operazione per il restauro dell’antica Fonte degli Archi

Arischia, l’Amministrazione separata dei beni di uso civico approva il progetto per il via ai lavori La struttura, l’unica ciclopica della zona e per questo di grande interesse, versa in stato di abbandono
L’AQUILA. Dopo anni di segnalazioni finalmente è stato avviato l’iter che, si spera a breve, porterà all’apertura del cantiere per il restauro della storica Fonte degli Archi ad Arischia. L’amministrazione separata dei beni di uso civico (Asbuc) di Arischia presieduta da Elia Serpetti, ha infatti approvato, con una recente delibera, il progetto definitivo-esecutivo relativo al primo lotto dei “lavori di risanamento e restauro conservativo della Fonte degli Archi”. Adesso l’Asbuc dovrà stipulare una convenzione con un Comune, probabilmente quello di Pizzoli, «disponibile a svolgere la procedura di gara per conto dell’Amministrazione separata». Il progetto è dell’ingegner Vito Ciano. Nella delibera si premette che «ad Arischia, nei pressi della sede provvisoria dell’Asbuc, è situato un vecchio fontanile denominato Fonte degli Archi; detto fontanile è di rilevante interesse storico-architettonico essendo l’unico ciclopico della zona; attualmente si trova in evidente stato di degrado e di abbandono e necessita di urgenti opere di restauro e risanamento; è interesse dell’Asbuc e dei cittadini di Arischia salvaguardare detta opera».
«La fonte», scrive lo storico di Arischia, Abramo Colageo, «si trova in un crocevia che costituisce uno snodo che conduceva ai vecchi sentieri di campagna e ai luoghi di devozione: San Severo, monastero equiziano poi Grancia Farfense, Murata delle Fate, San Nicola di Arischia – convento in cui dimorò nel 1294 Angelo Clareno (frate dell’ordine dei Francescani capofila degli Spirituali, 1255-1337) e che nel 1400 fu convento dell’Osservanza – e poi la chiesa parrocchiale di Arischia, San Franco d’Assergi, San Martino Chiarino, San Michele in San Vittorino. La Fonte, alta 3 metri e lunga 17, è costituita da tre ampie arcate con volta a botte che individuano differenti ambienti in ognuno dei quali è presente una vasca di pietra come abbeveratoio. Nella prima sgorga l’acqua proveniente dalla sorgente di Forma Liscia, attraverso un antichissimo acquedotto. A sinistra, sulla parete al di sopra del livello dell’acqua, su una pietra compare un’ epigrafe risalente al 1425 con lo stemma di Arischia, una mezzaluna sormontata da una stella – simbolo saraceno – e una mano, simbolo benedettino, emblema dell’avvenuto passaggio al cristianesimo di cui furono protagonisti proprio i benedettini presenti sin dal X secolo ad Arischia».
L’Asbuc di Arischia, nei giorni scorsi, ha approvato anche altre delibere. Una riguarda l’affidamento della gestione del rifugio “Fioretti”, nella splendida Valle del Chiarino. C’è poi l’affidamento dei lavori di sistemazione della strada che porta a Chiarino. Approvato anche il progetto per la costruzione di un fabbricato in piazza Duomo ad Arischia da adibire a sede Asbuc. Anche in questo caso la gara d’appalto dovrà essere espletata da un Comune disponibile attraverso una convenzione.
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