Partiti gli ultimi 642 profughi in viaggio verso una nuova vita

È calato il silenzio sulla grande tendopoli allestita nell’arco di appena 48 ore all’interporto Al lavoro decine di persone per smantellare i campi 3 e 4. Gli altri due sono stati già smobilitati
AVEZZANO. Il bucato oramai asciutto è stato piegato e riposto nelle borse. Non si sentono più gli schiamazzi dei più piccoli che giocano a pallone, scorrazzano in bicicletta tra le tende o disegnano nella ludoteca. È calato il silenzio sul campo profughi allestito all’interporto di Avezzano per dare ospitalità agli afghani riusciti a fuggire dopo l’arrivo dei talebani a Kabul. Ieri anche gli ultimi 642 hanno lasciato la Marsica. È una lunga colonna di autobus quella che dall’alba al tramonto ha varcato i cancelli dell’interporto, questa volta solo in uscita. È un viaggio di oltre 600 chilometri quello intrapreso dai 131 afghani diretti a Milano. In 118 sono partiti alla volta della città dei fiori e del Festival della canzone italiana. Mentre sono 112 quelli diretti a Sud verso la Campania. Il gruppo della squadra femminile di ciclismo, composto in tutto da 14 persone, è stato mandato a Santorso, in provincia di Vicenza. Chissà, in Veneto le cicliste afghane potrebbero decidere di risalire in sella. Le calciatrici del Bastan Fc di Herat sono finite a Firenze. Il gruppo partito per la Toscana è composto da 28 persone. Altri 74 afghani sono andati a Potenza, in Basilicata. Due i gruppi partiti, invece, alla volta del vicino Molise: 31 persone a Isernia e 32 a Campobasso. Diciotto i profughi diretti al capoluogo umbro, mentre sono rimaste in Abruzzo 70 persone che hanno trovato ospitalità in una struttura a Torino di Sangro (Chieti). Tra i profughi c’erano anche 12 minori non accompagnati: bambini e bambine che nel caos dell’aeroporto di Kabul hanno perso entrambi i genitori. Fuori dai cancelli dell’interporto ad aspettarli c’erano altrettante famiglie affidatarie pronte ad accoglierli con tanto amore per dar loro un futuro migliore. Infine, due persone hanno varcato i confini nazionali in compagnia dei funzionari dell’ambasciata olandese.
La chiusura del campo di Avezzano conclude una delle più importanti operazioni umanitarie degli ultimi anni che ha visto uno straordinario coordinamento tra Protezione civile, Croce rossa Italiana, Regione Abruzzo e struttura del commissario straordinario all’emergenza sanitaria. In 48 ore centinaia di volontari hanno tirato su una tendopoli che ha dato ospitalità a 1.330 disperati partiti da Kabul e atterrati a Fiumicino. La metà erano donne. Almeno 400 i piccoli. Qui le 220 famiglie afghane hanno trovato un riparo, un pasto caldo, la possibilità di fare una doccia e, non ultimo, un pizzico di tranquillità. Garantito anche il supporto psicologico e sanitario, quest’ultimo grazie alla somministrazione di oltre 700 dosi di vaccino contro il coronavirus. Oggi cominceranno anche le operazioni di sanificazione e smontaggio dei campi 3 e 4. I primi due sono stati già smobilitati nei giorni scorsi. «Lunedì sarà tutto smantellato», assicura il responsabile della Croce rossa di Avezzano, Pierluigi De Ascentiis, che nella notte di martedì scorso si è ritrovato a coordinare un gruppo di volontari per il montaggio delle prime tende. La grande macchina della solidarietà ha potuto contare su tanti volontari. «È stato un lavoro di squadra fantastico», aggiunge De Ascentiis, «siamo riusciti a compiere un miracolo montando 4 campi in 48 ore. Ma tutte le nostre fatiche sono state ricambiate alla vista dei tantissimi bambini. Oggi (ieri per chi legge) molti volontari non sono riusciti a trattenere le lacrime dalla commozione. Mentre salivano sugli autobus i più piccoli ci chiedevano quale sarebbe stata la loro destinazione. Così abbiamo preso i cellulari per indicargliela attraverso Google maps. Mentre i più grandi non finivano di ringraziarci».
«Il nostro lavoro non termina certo qui», assicura il presidente nazionale di Croce rossa, Francesco Rocca. «Dopo la prima accoglienza deve iniziare il vero percorso di inclusione. Non abbandoneremo il popolo afghano giunto in Italia». Sul sito cri.it continua la raccolta fondi lanciata nei giorni scorsi dalla Croce rossa in favore dei 4.900 afghani (tra cui 1.301 donne e 1,453 bambini) tratti in salvo grazie al corridoio umanitario che ha visto in campo 1.500 militari italiani impegnati nell’operazione Aquila Omnia. Ottantotto i voli effettuati in due settimane grazie a otto aerei.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

