Parto indolore, si rischia di perdere 200 nuovi nati

1 Novembre 2018

Ad Avezzano sospeso per carenza di anestesisti, piano per potenziare L’Aquila Allarme dal reparto di ostetricia, il primo in provincia con oltre 1.100 nascite

AVEZZANO. L’allarme è forte perché la Marsica rischia l’ennesima spoliazione, stavolta di servizi sanitari e di pazienti. Ad Avezzano è da tempo sospesa la pratica del parto indolore nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale, annunciata nel giugno 2016 dalla Asl, con ottimi risultati ma con breve durata. E con un piccolo giallo sullo sfondo. Dopo la protesta di una paziente, l’ex direttore generale della Asl, Giancarlo Silveri, scrisse una nota ai dirigenti dicendo che andava immediatamente ripristinato il servizio. Fu solo un annuncio. Ma che cos’è il parto indolore? Consente di dare alle luce un bimbo spegnendo l’interruttore della sofferenza con una semplice boccata di protossido di azoto, una sostanza analgesica. Ma all’ospedale di Avezzano ci sarebbe carenza di personale e gli attuali anestesisti dovrebbero far fronte ad esigenze di tutt’altro tipo. Questo il motivo dello stop. All’Aquila, però, proprio in queste settimane è stata richiesta l’assunzione di tre-quattro anestesisti. Col rischio che il San Salvatore del capoluogo possa sottrarre alla Marsica almeno 200 nuovi nati all’anno. «Rischio molto concreto, come quello di perdere posti letto e personale», avvertono dal reparto dell’ospedale di Avezzano, «visto che attualmente diverse donne marsicane scelgono di andare a partorire in cliniche di Roma e l’eventuale attivazione del parto indolore all’Aquila agevolerebbe gli spostamenti. Nessuna contrapposizione con L’Aquila, ci mancherebbe, ma lo stesso servizio deve essere garantito nella Marsica, perché anche da noi le donne devono avere il diritto di partorire senza sofferenza».
Marsica che si fa forte dei numeri. Da anni l’ospedale di Avezzano vanta il primato provinciale delle nascite, che oscillano tra 1.100 e 1.200 ogni anno (è il terzo in regione dopo Pescara e Chieti). Avezzano, inoltre, richiama partorienti da fuori Abruzzo, come la provincia di Rieti e quella di Frosinone (circa il 10% di utenti). Nel reparto di ostetricia e ginecologica sospettano che il potenziamento dell’Aquila a discapito della Marsica nasconda altre motivazioni. «All’Aquila c’è la Terapia intensiva neonatale», sottolineano, «e la legge, già da qualche anno, impone che la Tin stia in un punto nascita che faccia almeno mille parti l’anno, tetto non raggiunto dall’Aquila. Coi nati della Marsica le cose cambierebbero? I politici marsicani devono mobilitarsi».
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