Pasti arrivati da Viterbo, disagi in ospedale

Il problema causato dalla chiusura temporanea del centro cottura di Pratola a causa di un batterio
SULMONA. Chiuso il centro cottura di Pratola Peligna della ditta napoletana Ep, società che gestisce il servizio di ristorazione in ospedale, nelle case di riposo e nelle scuole della città. Da un controllo del Nucleo antisofisticazione dei carabinieri di Pescara e dalle analisi della Asl eseguite nell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, è stato scoperto nei locali un batterio, la Listeria monocytogenes, potenzialmente pericoloso anche per le persone. Scoperta che ha portato, come detto, alla sospensione dell’attività del centro cottura. Di conseguenza i pasti per i pazienti dell’ospedale sono arrivati dal centro di cottura di Viterbo, ma quando sono stati distribuiti ai malati, erano ormai immangiabili. Numerose le proteste e le segnalazioni da parte dei pazienti che hanno chiesto alla Asl di risolvere il problema nel più breve tempo possibile. «Il pasto che ci è stato consegnato era immangiabile», hanno protestato i pazienti, «non è così che si trattano le persone con patologie che hanno necessità di un’alimentazione bilanciata e sana». Disagi e proteste sono state segnalate anche nella casa di riposo dell’ex Casa Santa dell’Annunziata, e preoccupazioni sono state avanzate anche dai genitori degli alunni delle scuole servite dall’azienda napoletana. Dall’Asl fanno sapere che i disagi dovrebbero rientrare già dalla prossima settimana alla luce dei tre tamponi tutti con esito negativo, che sono stati effettuati nei locali del centro cottura in queste ultime ore. Da fonti vicine all’azienda, il rilascio dell’autorizzazione per la ripresa dell’attività sarebbe ora legato solo a un problema burocratico che sarà risolto subito dopo Pasqua, come pure la contaminazione rilevata sarebbe innocua. Ma resta l’attenzione sul caso visto il vasto bacino d’utenza servito dal centro cottura di Pratola Peligna. Il batterio che causa la listeriosi è ubiquitario, molto diffuso nell’ambiente e si trova comunemente nel suolo, nell’acqua, nella vegetazione e nelle feci di numerose specie animali, senza che questi mostrino sintomi apparenti e le opportunità di contaminazione nel processo di produzione alimentare possono essere numerose. Può contaminare infatti a qualunque livello della catena di produzione e consumo degli alimenti. E può crescere e riprodursi a temperature variabili da 0 a 45 gradi. (c.l.)
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