Pastore investito dopo il pascolo: oltre un milione di euro agli eredi

Accertata la responsabilità esclusiva del conducente dell’auto che travolse l’anziano di Luco dei Marsi. Una sentenza che farà scuola per il calcolo del danno biologico per la perdita di un uomo di 84 anni
LUCO DEI MARSI. Risarcimento da 1 milione e 260mila euro ai familiari del pastore 84enne investito mentre rientrava dal pascolo e deceduto dopo cinque anni di agonia. Si chiude dopo quasi un decennio di battaglie legali una vicenda giudiziaria destinata a fare giurisprudenza.
La Corte d’Appello dell’Aquila - composta dai magistrati Francesco Filocamo, Silvia Rita Fabrizio e Alberto Iachini Bellisarii - ha confermato la sentenza civile di primo grado del tribunale di Avezzano e condannato il responsabile della morte di G.F., l’anziano travolto lungo la nuova variante, alle porte del centro abitato di Luco dei Marsi.
I fatti, cristallizzati nelle sentenze, risalgono al tardo pomeriggio del 24 gennaio 2017. La vittima, all’epoca 84enne, era di ritorno dal pascolo e stava facendo rientro nella stalla assieme alle pecore. Portava a mano la sua bicicletta, con la quale sarebbe poi rincasato. Mentre attraversava la carreggiata, a chiusura del gregge, fu investito da un’auto al centro della strada. Alla guida un 71enne pensionato, residente in paese.
L’impatto fu violentissimo e il pastore fu sbalzato a diversi metri di distanza. Le sue condizioni cliniche apparvero immediatamente disperate. I medici gli diagnosticarono un trauma cranico, fratture multiple, pneumotorace ed emiparesi, che produssero un’invalidità pressoché totale e una lunghissima degenza ospedaliera, durata cinque anni. Al termine dei quali l’anziano morì, circondato dai suoi affetti. Per otto anni la compagnia assicurativa ha negato il risarcimento alla famiglia, che si è vista costretta a un contenzioso estenuante. La difesa, affidata all’avvocato Crescenzo Presutti del foro di Avezzano, prima nel corso del processo di primo grado, poi in Corte d’Appello, ha smontato pezzo dopo pezzo le tesi del “caso fortuito” e del concorso di colpa, secondo cui lo stesso 84enne era responsabile dell’accaduto in ragione del mancato rispetto delle norme di prudenza. In assenza di testimoni oculari diretti, sono risultate decisive le prove tecniche: la testimonianza di una donna giunta sul posto pochi istanti dopo l’impatto, i rilievi fotografici e, non ultimo, l’ammissione dello stesso conducente, che dichiarò di non essere riuscito a evitare l'anziano nonostante le migliori condizioni di visibilità.
La Corte d’Appello ha confermato integralmente quanto già stabilito dal tribunale di Avezzano, negando qualsiasi colpa in capo al pastore. Secondo quanto stabilito dai giudici, il conducente dell'auto avrebbe dovuto adottare cautele maggiori in un tratto stradale che, pur privo di strisce pedonali, si trovava in prossimità di un’intersezione e del centro abitato. Sono quindi stati liquidati agli eredi oltre 1,2 milioni di euro, di cui 310.708 per il danno subìto da G.F. negli anni di patimento e invalidità tra l’incidente e la morte, oltre ai risarcimenti per il danno biologico legato alla perdita dei rapporti parentali spettanti alla vedova (222mila euro) e ai tre figli (circa 242mila euro ciascuno), a cui si aggiungono i danni patrimoniali e le spese legali. La sentenza è destinata a fare scuola per il valore del risarcimento dovuto alla perdita di una persona molto avanti con l’età. Ma anche per l’accento posto sulla dignità di un uomo che, fino all'ultimo istante di autonomia, ha dedicato la sua vita al lavoro e alla sua terra.
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