Patto d’affari con i clan campani: chiuso distributore di carburanti all’Aquila

In azione Agenzia delle Dogane e Finanza. Un’interdittiva antimafia della prefettura di Caserta innesca la revoca di una licenza all’Aquila. Sotto accusa, finisce una società dell’imprenditore Salzillo di Marcianise: è il “re della benzina”
L’AQUILA. All’origine della chiusura di un distributore di carburanti, ieri all’Aquila, c’è un’interdittiva antimafia firmata dal prefetto di Caserta, Lucia Volpe, il 5 settembre dell’anno scorso, un documento che ha portato già alla revoca di una serie di licenze dalla Campania alla Puglia e che continua a dipanare i suoi effetti. Al centro di quella interdittiva c’è la società Ewa Grill snc dell’imprenditore di Marcianise Vincenzo Salzillo, fondatore di un impero dei carburanti che dalla sua Campania ha messo le radici un po’ ovunque in Italia.
L’operazione di ieri è soltanto l’ultima di una lunga serie nei confronti della società di Salzillo, 66 anni, per tanti “il re della benzina”: in azione sono entrati i funzionari dell’Agenzia delle dogane dell’area territoriale L’Aquila, guidati dal direttore Antifrode Fabrizio Fiorentino, e i finanzieri del comando provinciale dell’Aquila, coordinati dal colonnello Pierfrancesco Oriolo, che hanno eseguito la chiusura dell’impianto di distribuzione stradale, con la revoca delle licenze di esercizio nei confronti del gestore. Sotto accusa c’è un contratto di comodato d’uso che la società madre, cioè la Ewa Grill di Salzino, avrebbe fatto con il gestore. Ricostruendo la mappa degli affari dell’imprenditore campano, l’interdittiva della prefettura di Caserta ha condotto l’Agenzia delle dogane e la guardia di finanza anche alle porte dell’Aquila. «La prosecuzione dell’attività da parte di un soggetto-società, colpito da interdittiva antimafia rappresenta una grave lesione dell’interesse pubblico, con potenziali riflessi sull’ordine pubblico, la sicurezza e la legalità sul territorio», così recita un provvedimento fotocopia adottato ai danni della stessa Ewa Grill, nei mesi scorsi in Puglia. E anche stavolta, la strada seguita da Adm e Finanza è la stessa.
Con le sue società, Salzillo è finito al centro di svariate inchieste giudiziarie: proprio nei giorni scorsi, è stato rinviato a giudizio a Bergamo per l’inquinamento ambientale che sarebbe stato causato da un distributore della Penta Petroli con uno sversamento di idrocarburi e trimetilbenzeni, nel suolo e nelle acque sotterranee; a Viterbo, invece, è imputato di caporalato con l’accusa di avere reclutato disperati e averli fatti lavorare in condizioni disumane.
Nel corso dell’attività di controllo al distributore aquilano, si è provveduto al campionamento di gasolio «per verificarne la qualità e i requisiti tecnici di confronto, a tutela di coloro che operano correttamente nel settore, e dei consumatori», recita una nota diffusa dalla finanza. Eseguita anche una verifica tecnico-amministrativa finalizzata al controllo del rispetto della normativa di riferimento nel settore delle accise e al controllo delle movimentazioni dei prodotti energetici, «all’esito della quale sono state accertate violazioni amministrative». Tra le presunte irregolarità c’è anche quella di un eccesso di gasolio nelle cisterne rispetto ai quantitativi dichiarati.
La finanza abruzzese, guidata dal generale Fabio Mendella, è in prima linea nei controlli contro le speculazioni dei prezzi dei carburanti, soprattutto dopo l’apertura del conflitto in Iran che ha innescato un’altalena dei listini: i controlli dei finanzieri potrebbero sfociare in un procedimento penale che ruota intorno agli extra profitti dei colossi del settore.

