Paura del contagio, commercio in crisi

5 Marzo 2020

In centro storico e in periferia, tranne qualche eccezione, la psicosi è palpabile. I negozianti: forse si sta esagerando

L’AQUILA. Alle 10 del mattino corso Vittorio Emanuele è semi deserto. I negozi, quasi tutti vuoti. Pochi anche gli avventori nei bar e di turisti neppure l'ombra.
L'effetto coronavirus si fa sentire anche all'Aquila, dove si somma alla crisi economica post-terremoto, difficile da archiviare. La città sembra viaggiare a un ritmo ancora più lento. Ti accorgi che qualcosa non va dal dispenser del sapone antibatterico posizionato in bella vista all'ingresso dell'hotel L'Aquila, proprio in pieno centro. Dai guanti di protezione del titolare dell'alimentari che affaccia su corso Federico II, dai banchi dei bar, più lustri del solito.
«È un momento difficile», dicono i commercianti, «l'emergenza sanitaria del Covid 19, ha acuito i già numerosi problemi».
C'è chi si salva, come le pasticcerie, che non hanno subìto grossi contraccolpi, ma il calo di affluenza è visibile un po’ ovunque. E a risentirne sono, ancora una volta, le tasche degli esercenti, che fanno i conti con la mancanza di incassi. Vige uno stato di allerta generalizzato, come dimostrano i numeri forniti dalla Parafarmacia Pulcini: 900 mascherine vendute in due giorni. Impossibile rifornirle.
SIAMO FERMI. «A gennaio e febbraio abbiamo avuto un calo fisiologico legato alla situazione del centro storico, a cui si è sommata l'emergenza del virus», afferma Fernando Sebastiani, titolare del negozio di ceramiche di Castelli, L'Anfora, «i nostri sono, soprattutto, clienti fissi che cercano prodotti particolari, ma in questo periodo a mancare sono i turisti, anche a causa di un'emergenza che sta frenando spostamenti e consumi». Il bar Tre Magi è uno dei luoghi di ritrovo di piazza Duomo. Al bancone solo qualche cliente, come accade ormai da giorni. «La situazione è critica», conferma Rapi Kalem, che lavora qui da qualche tempo, «l'affluenza è scesa notevolmente, persino tra i clienti abituali. Gira meno gente, il timore del contagio è diffuso: ci sono giorni in cui lavoriamo un po’ di più, ma per buona parte della settimana il locale è meno frequentato rispetto al passato».
TIMORE DIFFUSO. Una delle pizzerie di piazza Duomo ha aperto sabato scorso. Il titolare, Giuseppe Di Donato, prova a pensare con ottimismo al futuro, forte dei tavoli appena montati e del forno che viaggia a ritmi serrati. «Credo che si stia esagerando», afferma, «senza polemiche, ma quella in atto è una grande sceneggiata. I clienti da noi continuano a venire, nonostante questa psicosi collettiva che sta creando un gran polverone». Non c'è coronavirus che tenga, invece, per dolci e torte, che battono alla grande la paura del contagio. «La settimana scorsa, nella fase emergenziale acuta, abbiamo registrato un calo di utenti, che è durato un paio di giorni», sottolinea Marco Dundee, titolare del bar Rauco, «domenica scorsa ci aspettavamo che nessuno uscisse di casa, invece la pasticceria era piena. La clientela si accorge anche della grande attenzione per le misure igieniche e questo fa la differenza».
AFFARI IN CALO. Per Ruggero Formichelli, titolare dell'alimentari Darù, «l'affluenza è scesa. La gente si è fatta prendere dal panico: dopo i primi casi di coronavirus in Italia, i nostri clienti hanno fatto incetta di tutto per avere un minimo di scorta. Poi, il crollo, soprattutto tra gli anziani che risiedono in centro e si sono chiusi in casa». Il vero calo si è avuto negli alberghi, con una diminuzione del 70 per cento delle prenotazioni. «Continuiamo ad avere disdette in tutti i settori, il turismo classico e il business», evidenzia Iolanda Baldino, dipendente hotel L'Aquila, «non solo per aprile e maggio, ma per tutta l'estate. Al momento anche le prenotazioni sono ferme». Silvio Corsi, titolare della Gianni rosticceria, lavora al mercato di piazza d'Armi: «La flessione è evidente, ma non si può parlare di crollo. Sicuramente c'è apprensione, ma va gestita».
NIENTE MASCHERINE. "Scoppiata l'emergenza, abbiamo venduto 900 mascherine in due giorni e, al momento, è impossibile rifornirle», afferma Natasha Calò, proprietaria della parafarmacia Pulcini, «continuano a chiederci le mascherine con il filtro e prodotti disinfettanti. Riceviamo almeno 90 richieste al giorno: un eccesso di timore che sta dilagando».
©RIPRODUZIONE RISERVATA