Paziente morì in ospedale, tutti prosciolti

11 Ottobre 2019

Non luogo a procedere per 56 dipendenti, tra medici e infermieri, finiti sotto inchiesta per il decesso di una 75enne

AVEZZANO. Erano finiti sotto inchiesta in 56, tra medici e infermieri, per omicidio colposo dopo la morte di una paziente provocata da un aneurisma dell’aorta addominale. Sul caso ora il giudice per l’udienza preliminare ha disposto l’archiviazione. Anche il pubblico ministero di Avezzano, a seguito di una perizia, a maggio scorso aveva chiesto il proscioglimento degli indagati.
I fatti risalgono al 2016 quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, una paziente arrivata al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano, venne sottoposta a un esame radiologico ma non fu riscontrato nulla di anomalo. La parte civile sostiene invece che i medici avrebbero dovuto effettuare una Tac con mezzo di contrasto che avrebbe permesso di visualizzare bene non solo gli organi interni del corpo umano, ma anche le arterie e le vene. La procura della Repubblica, dopo le perizie, ha chiesto l’archiviazione perché non furono riscontrati errori prima e dopo il ricovero della paziente.
La parte civile però si era opposta alla richiesta del pm Andrea Padalino. Le difese avevano così chiesto il proscioglimento per tutte le persone coinvolte nell’inchiestai. La paziente, una 70enne di Cassino, arrivò all’ospedale di Avezzano, dopo aver accusato dolori, per un accertamento diagnostico in radiologia. L’esame venne eseguito ma i medici di radiologia non riscontrarono l’aneurisma. La paziente dopo alcuni giorni si aggravò. Poi il decesso e la conseguente presentazione in procura di una circostanziata denuncia da parte dei familiari.
L’allora pm Guido Cocco aprì un’inchiesta indagando medici e paramedici e nominò un perito per accertare la verità. La relazione del medico legale sostenne che non c’erano stati comportamenti omissivi da parte del personale sanitario e per questo il magistrato chiese l’archiviazione che, però, fu impugnata.
C’è stata una nuova perizia disposta dal pm Padalino che ha confermato le conclusioni del primo perito e per questo è stato chiesto il proscioglimento per tutti gli indagati, di nuovo impugnato. Ma l’opposizione è stata dichiarata inammissibile. Nell’udienza davanti al gup del Tribunale di Avezzano, Maria Proia, è stato quindi definitivamente disposto il non doversi procedere nei confronti dei 56 dipendenti dell’ospedale di Avezzano. In sostanza, secondo il giudice, «non sono rinvenibili profili di censura nella condotta del personale medico e paramedico».
Quindi, sempre secondo quanto sancito dalla sentenza, l'aneurisma dell’aorta addominale non poteva essere evitato o, per lo meno, il non averlo preso in tempo non è responsabilità dei medici e paramedici finiti sotto inchiesta.
Nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Milo, Franco Colucci, Giuliano Lazzari e Andrea Tinarelli.
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