Pc e telefoni spariti, chiude il call center

4 Marzo 2017

Uno dei soci lamenta mancati pagamenti e porta via il materiale: 10 centraliniste restano disoccupate

AVEZZANO. Si porta via nella notte le attrezzature del call center, di cui è titolare, e 10 operatrici rimangono senza lavoro. Il call center, denominato “Giazan Consulti”, con sede in via Saturnini 6, ad Avezzano, opera per la Vodafone. A fare la scoperta è stata la contitolare, Zaneta Harnasz, polacca, residente a Morino. La mattina, verso le 11, recandosi in ufficio, lo ha trovato completamente vuoto.

Durante la notte erano stati asportati tutti i computer, comprese le cuffie, le scrivanie, un server, una poltrona in pelle, uno scaffale, due mobiletti, documenti, fatture e contratti Vodafone. Portata via anche la macchinetta per il caffè. Il valore della merce trafugata, non coperta da assicurazione, si aggira sui 50.000 euro.

L’autore del furto, stando a quanto l’imprenditrice ha riferito ai carabinieri, sarebbe stato il socio, residente ad Avezzano. L’uomo, prima di andar via, sulla lavagna dell’ufficio avrebbe lasciato questo messaggio: «In sei mesi non ho guadagnato un centesimo. In più, tra acquisto di attrezzature, affitto del locale, pagamento dell’Iva e stipendio delle operatrici ho accumulato debiti per 5.000 euro».

«Ho cercato», ha raccontato la donna ai militari dell’Arma, «di contattare telefonicamente il mio socio. Dopo vari tentativi andati a vuoto sono riuscita a sentirlo. Mi ha detto che stava andando a Sulmona a lavorare e che se gli avessi dato 5mila euro mi avrebbe restituito e rimesso a posto il materiale portato via».

Dopo la denuncia della donna sono scattate le indagini. Verrà sicuramente ascoltato l’imprenditore avezzanese per fare chiarezza sulla vicenda e capire se esistano le condizioni per riaprire il call center. In gioco c’è il futuro di dieci telefoniste, che dalla sera alla mattina si sono ritrovate disoccupate. Alcune sono di Avezzano, altre provengono da vari centri della Marsica. Se il call center non dovesse riprendere l’attività, le dieci operatrici che vi occupava si ritroverebbero sul lastrico. E la Marsica non può permettersi questo lusso. La crisi economica ha già mietuto abbastanza vittime.

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