Pd, il segretario prende tempo «La scissione? Sono sorpreso»

Albano scettico sull’annuncio di Di Benedetto, Iorio e Nardantonio di aderire a “Passo possibile” «Non ci saranno altre uscite, decisione improvvisa e mai comunicata alla direzione del partito»
L’AQUILA. Il Pd aquilano si spacca. Oggi verrà ufficializzata l’uscita dal gruppo consiliare, e quindi anche dal partito, di Americo Di Benedetto, Emanuela Iorio e Antonio Nardantonio. Una decisione che era nell’aria da giorni e che potrebbe preannunciare anche fuoriuscite future, anche se per ora il segretario comunale, Stefano Albano, nega che esista questo pericolo e che dietro i tre consiglieri vi siano movimenti correntizi. «Aspetto di sentire le dichiarazioni ufficiali», dice Albano, «per il momento posso solo dire che mi dispiace, anche perché è una decisione che non è stata mai comunicata alla direzione del partito». Comunque la si voglia vedere, si tratta di una mini-scissione importante. L’addio più pesante è ovviamente quello di Di Benedetto, il candidato sindaco della coalizione civico-progressista di centrosinistra alle amministrative dello scorso anno. Ma anche l’uscita di Emanuela Iorio e quella di Antonio Nardantonio sono segnali forti. Iorio era stata, nel 2017, la candidata più votata dei democratici (650 preferenze) mentre Nardantonio – presidente, tra le altre cose, degli Usi civici di Preturo – il terzo (450 preferenze). I tre, che aderiranno al Passo possibile, una delle liste civiche che avevano appoggiato Di Benedetto, spiegheranno nel dettaglio le motivazioni della propria scelta nella conferenza stampa convocata per oggi. Ma, come detto, le avvisaglie, nelle scorse settimane, c’erano state tutte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata, probabilmente, il consiglio comunale del 19 giugno, quello in cui si è discusso del presunto trasferimento di alcune funzioni regionali dall’Aquila a Pescara. In quell’occasione, Di Benedetto, Iorio e Nardantonio avevano votato l’ordine del giorno presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio De Matteis senza che in aula fossero presenti né il capogruppo Stefano Palumbo né Albano. A margine della seduta, Iorio si era detta amareggiata per l’assenza di segretario e capogruppo e aveva rimproverato ad Albano l’assenza, all’interno del Pd, di una linea politica chiara e di una visione coordinata, su quella come su altre questioni. Anche Di Benedetto e Nardantonio contestano alla segreteria la mancata condivisione di un progetto politico, la lontananza dai problemi della città e una gestione verticistica delle funzioni partitiche. C’è, però, chi sottolinea come le motivazioni siano anche altre, in primis lo strappo tra Di Benedetto e Pietrucci dopo le primarie del 2017 o la declinazione, a livello locale, delle tensioni tra correnti che logorano il Pd anche a livello nazionale, con i renziani – tra cui c'è Di Benedetto – che vorrebbero un nuovo partito liberale e post ideologico, sul modello di “En Marche” di Macron o del fronte repubblicano proposto da Carlo Calenda. (r.ciu.)
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