Pecore uccise, allevatori risarciti

15 Dicembre 2018

Il Parco prosegue l’iniziativa e restituisce gli animali predati dai lupi

SULMONA. “Il lupo riporta la pecora”, programma di restituzione delle pecore predate, ideato e sperimentato per la prima volta in Italia dal Parco nazionale della Majella, prosegue nel segno della coesistenza tra esigenze di conservazione dei lupi e tutela delle attività zootecniche tradizionali. Proprio la scorsa settimana, l’Ufficio veterinario e zootecnia del Parco ha provveduto a effettuare la restituzione di un gruppo di pecore, merinizzate, di alta genealogia e controllate dal punto di vista sanitario, a un allevatore di un paese del Parco che aveva avuto di recente un danno abbastanza consistente con l’uccisione di una ventina di capi, causato da un’aggressione da parte del lupo. Il programma di restituzione delle pecore predate, avviato in occasione del progetto Life e poi portato a termine grazie al sostegno del ministero dell’Ambiente, anche mediante uno specifico progetto per la salvaguardia della biodiversità, chiamato “Wolfnet 2.0”, prevede infatti che l’allevatore danneggiato possa scegliere la restituzione di animali in vita piuttosto che accettare l’indennizzo in denaro. «La compensazione economica del danno ricevuto», spiega l’attuale direttore facente funzione del Parco, Luciano Di Martino, «è portata avanti regolarmente dall’Ente Parco, sia per quanto riguarda le colture, con i cinghiali, sia per quanto riguarda gli animali predatori, con il lupo e, in misura certamente inferiore, con l’orso. Tuttavia l’indennizzo economico pone il problema del mancato riconoscimento della perdita del valore dell’animale per quella che sarà la sua vita produttiva, e dunque trova spesso allevatori insoddisfatti nel ricevere una compensazione economica che solo parzialmente risolve il conflitto creatosi. Con la restituzione della pecora predata invece si è voluto avviare un metodo innovativo di indennizzo». (f.p.)
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