Peculato e falso, assolto il dirigente Amorosi

25 Settembre 2021

In appello ribaltato il verdetto del primo grado per l’uso dell’auto blu. Biondi: «Ora la sinistra si scusi»

L’AQUILA. Il dirigente comunale Tiziano Amorosi (assistito dall’avvocato Massimo Manieri) è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dalla Corte d’Appello (presidente Aldo Manfredi, giudici a latere Armando De Aloysio e Alfonso Grimaldi) dall’accusa di peculato e falso materiale. La vicenda originava dall’utilizzo, asseritamente illecito, dell’auto di servizio dell’amministrazione provinciale (i fatti risalgono al 2015 quando Amorosi era in forza alla Provincia) in due occasioni per scopi privati. Nel mirino viaggi da e per Pescara.
In primo grado ad Amorosi furono inflitti 10 mesi per il peculato e il falso, mentre fu assolto dalla truffa aggravata ai danni dello Stato. Assolte anche Paola Cinque (assistita dall’avvocato Federico Cinque), che il tribunale condannò a 9 mesi (per favoreggiamento e falso) e Roberta Bianchi (assistita da Amedeo Ciuffetelli) condannata in primo grado a 8 mesi per falso.
Per il sindaco Pierluigi Biondi «giustizia è fatta. Si chiude, finalmente, una vicenda che per anni ha interessato un professionista eccellente, dalle indubbie e unanimemente riconosciute capacità e doti umane che opera, così come ha fatto sempre nel corso della sua brillante carriera, nel rispetto della legalità e delle norme. In questo lungo periodo il dirigente ha continuato a lavorare in maniera esemplare a servizio della comunità, pur nella particolare condizione emotiva ma confortato dal sostegno della famiglia e di quanti non hanno mai smesso di manifestargli affetto e vicinanza. Non avevo dubbi sull’esito positivo di un procedimento che Amorosi ha affrontato con serenità e fiducia nella magistratura. Mi auguro che quanti, tra consiglieri e parlamentari, degni della peggior sinistra giustizialista, in passato hanno sferrato attacchi disgustosi nei confronti di un uomo dalla condotta cristallina, come stabilito dai giudici, abbiano anche il buonsenso e la decenza di chiedere scusa».