Peculato e truffa, assolto l’ex presidente Comola

20 Febbraio 2019

L’AQUILA. Il collegio penale del tribunale dell’Aquila (presidente Alessandra Ilari; giudici a latere Monica Croci e Marfisa Luciani), ha assolto ieri, con la formula «perché il fatto non sussiste»,...

L’AQUILA. Il collegio penale del tribunale dell’Aquila (presidente Alessandra Ilari; giudici a latere Monica Croci e Marfisa Luciani), ha assolto ieri, con la formula «perché il fatto non sussiste», l’avvocato genovese Alessandro Comola, ex presidente del Centro turistico Gran Sasso, dall’accusa di peculato e truffa ai danni dello Stato per fatti inerenti al periodo in cui ha ricoperto la carica, vale a dire dieci mesi nel periodo compreso tra il 2011 e il 2012, su incarico che gli fu conferito dall’allora sindaco Massimo Cialente.
Secondo l’accusa, caduta in sede dibattimentale, avrebbe intascato alcune migliaia di euro di rimborsi spese per alberghi e ristoranti dell’Aquila, ma anche di località tra Lazio e Toscana. Il collegio ha accolto le tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Rosario Panebianco, che ha sostenuto che si trattasse di spese istituzionali sostenute per questioni inerenti al suo ufficio.
Il pm in aula, Fabio Picuti, dopo aver ascoltato la deposizione dei testi della difesa e averli controinterrogati, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato perché le spese chieste a rimborso dall’avvocato Comola sono state ritenute tutte legittime, in quanto connesse alla sua carica e funzione. Nessuna censura anche per le spese sostenute per la permanenza in città dei consulenti che avevano prestato la loro attività professionale in favore del Ctgs.
A far cadere l’ipotesi di peculato anche il fatto, non rilevato in sede d’indagine, che Comola non avesse emesso personalmente gli ordini di pagamento delle somme chieste a rimborso, elemento questo indispensabile per configurare il delitto, caratterizzato dal possesso o dalla disponibilità del denaro oggetto di appropriazione.
Secondo la tesi difensiva, l’attività svolta in favore del Ctgs, anche attraverso il supporto di consulenti, avrebbe poi prodotto, per la società partecipata dal Comune dell’Aquila, vantaggi economici stimati in circa 1,7 milioni.
«C’è da chiedersi», sostiene l’avvocato Panebianco, «quanto sarà costata l’imponente attività di indagine che, portata avanti attraverso intercettazioni telefoniche e sequestri di documenti, non è riuscita a far emergere il benché minimo elemento probatorio a sostegno di un’accusa tanto infamante quanto infondata. Sicuramente all’avvocato Comola questo processo è costato moltissimo in termini di sofferenza emotiva, per aver dovuto convivere in questi ultimi quattro anni con l’accusa di essere stato un cattivo amministratore, un approfittatore, un indebito percettore di risorse pubbliche. Oggi finalmente possiamo dire che è finito il calvario di un bravo professionista e di una persona perbene».