Peculato, indagato funzionario

26 Settembre 2015

Addetto dell’Agenzia delle Entrate accusato di aver sottratto 6.900 euro e sospeso dal servizio

L’AQUILA. Concussione e peculato. Accuse gravissime per un dipendente dell’Agenzia delle Entrate che su provvedimento del giudice è stato sospeso dall’incarico per un anno.

Questo al termine di un’indagine della Finanza culminata con un altro provvedimento drastico: il sequestro per equivalente di 6.900 euro a carico del sospettato, un tecnico responsabile del servizio documenti catasto fabbricato dell’Agenzia delle Entrate - ufficio provinciale. Il provvedimento segue anomalie riscontrate e segnalate dagli Uffici dell’Agenzia delle Entrate con riferimento a operazioni svolte dal proprio funzionario.

Le investigazioni hanno permesso alla polizia tributaria di appurare la commissione di «gravi e reiterate» condotte illecite da parte del funzionario. Questi, avendo in ragione dell’incarico la disponibilità di somme di denaro derivanti dal pagamento dei tributi per le pratiche catastali di nuovo accatastamento delle proprietà immobiliari o per variazioni catastali di edifici già esistenti, si sarebbe appropriato di 1.400 omettendone il versamento all’Erario e consegnando, per ricevuta, agli ignari presentatori delle istanze (di accatastamento) quietanze relative a pratiche di anni precedenti. Le indagini condotte attraverso un capillare esame del carteggio gestito dal funzionario infedele, anche tramite l’assunzione di testimonianze di soggetti terzi, hanno fatto emergere «gravi» episodi di concussione. Più in particolare sembra che l’indagato avesse costretto un professionista a consegnargli, nel periodo dal gennaio del 2011 al novembre del 2014, 5.500 euro per la registrazione di 100 pratiche edilizie secondo un preciso tariffario che teneva conto della tipologia degli immobili da accatastare.

Il concusso, per evitare intoppi, aveva dovuto infatti consegnare al funzionario 50 euro in più, oltre al tributo dovuto, per ogni pratica relativa ad unità immobiliari singole e 100 euro in più se la pratica riguardava più unità.

«L’operazione appena conclusa» si legge in una nota della Finanza, «testimonia la lotta all’illegalità nella pubblica amministrazione che, come è noto, altera le regole della competizione tra imprese, danneggia gli operatori facendo lievitare il costo dei servizi pubblici».

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