«Pensai davvero che fosse finita»

5 Aprile 2019

Pezzopane: stanotte non sarà solo pianto di dolore, ma anche di vita riconquistata

Lo so già che piangerò,lo so già che quei nomi scanditi alle 3.32 nella piazza Duomo mentre la campana suona a morto, mi scuoteranno in un pianto dirotto. Lo so e so che non riuscirò a trattenermi. Non sarà solo pianto di dolore. Si può piangere anche per la vita che faticosamente abbiamo riconquistato? Sembra assurdo ma 10 anni fa, quando tutto accadde, pensai fosse finita. Pensai che la mia città, la nostra storia, fossero sepolti per sempre tra il fumo delle macerie. Quando penso a quei pochi secondi, a quel rumore, alla mia casa che oscillava al punto da immobilizzarmi sul mio letto, mi scorre ancora un brivido di gelo.
Quando ricordo il volto di mia figlia svegliata dall’urlo dell’orco, piccola, tenera che piangeva spaventata, sento il desiderio di abbracciarla ancora stretta stretta come feci allora. E poi la fuga per le scale tra i calcinacci ed i vetri che cadevano. Fu allora, alle 3.32 che la mia vita cambiò. Cambiò la storia della mia città e dell’Italia. Quell’Italia che discuteva di Ruby e di Berlusconi. E che mutò repentinamente le prime pagine, a Ruby si sostituirono le macerie, morti, bare, dolore e poi subito dopo, Berlusconi con Bertolaso e la forza di un intervento massiccio di emergenza fortemente supportato mediaticamente. La mia prima drammatica intervista fu alle prime ore della mattina del 6 aprile,ero presidente della Provincia, tra le macerie di Onna, assistevo al recupero di corpi di persone che amavo e dissi: “Una tragedia annunciata”. Quei mesi di sciame sismico ignorato,la finta riunione della Commisione grandi rischi che venne a rassicurarci,perché, disse Bertolaso, “È tutta una operazione mediatica, verranno gli scienziati a dire che è tutto tranquillo”. Poi il G8 e Obama, e le inaugurazioni delle case antisismiche nel giorno del compleanno di Berlusconi e poi quelli che, intercettati, si fregavano le mani alla sola idea di fare affari sul terremoto perché bisogna correre a L’Aquila e subito: “Mica fa tutti i giorni un terremoto!” Che schifo questi orrendi sciacalli, sempre pronti quando c'è da lucrare sporco. E poi quando ci dissero in una riunione per pochi, “siete spacciati, la città si ridurrà a 20.000 abitanti”. E noi a gridare “No, L'Aquila non morirà,noi non lo permetteremo”. E poi quando prendemmo le manganellate perché volevamo solo che ci sospendessero le tasse: come facevamo a farle pagare? Gli aquilani non avevano più nulla,né’ casa, né lavoro, né futuro. E poi quando abbiamo occupato l'autostrada e fu aperta un’inchiesta. Sì, perché sull’autostrada entrai con i sindaci, in prima fila il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e con la bandiera nero-verde: nero del lutto e verde della speranza. Ho sofferto per 10 anni con la mia gente, abbiamo combattuto e combattiamo la battaglia della ricostruzione, una battaglia difficile che dura da 10 anni e che avrà bisogno ancora purtroppo di tempo, energia, attenzione, solidarietà. Il governo pentaleghista si è mostrato assai freddo e avaro e alcune importanti iniziative intraprese nel precedente governo si sono fermate.
L’avvento dei nuovi governanti ha determinato un blocco e un tragico rallentamento. Loro vivono di rendita, delle buone idee messe in campo dal centrosinistra: i fondi per ricostruire i centri storici, la nascita del Gssi, la sede del Maxxi, il programma per ripopolare i centri storici con attività economiche e sociali. Ho presentato una proposta di legge che prevede delle misure per le famiglie delle vittime del terremoto dell'Aquila e di Amatrice. La voglio approvata subito. Perché lo Stato, come ha fatto per Rigopiano, riconosca che quelle sono vittime innocenti e che le loro famiglie vanno seguite e abbracciate. 10 anni sono trascorsi, ma i volti di tutte le 309 vittime sono lì a ricordarci che a volte la terra è matrigna, ma che lo Stato non può mai girare le spalle. Ecco perché piangerò, non riesco a liberarmi di questo stramaledetto dolore e perché penso che devo, assieme a tanti ancora, combattere e combattere tanto e con passione per la ricostruzione di ogni terra colpita e perché non accada mai più. A uccidere non è il terremoto, ma le case, le scuole, le chiese insicure che si trasformano in bare. Il decennale non sia una occasione persa, giocata da qualcuno per una nuova ribalta mediatica e di spettacolarizzazione. Qualche evento di meno e magari decidere che quei martiri e questa terra ferita meritano un luogo di ricordo, di preghiera, di raccoglimento.
(*parlamentare Pd)