Per il call center Ecare ipotesi trasferimento

22 Novembre 2017

L’AQUILA. C’è anche la possibilità del trasferimento in altre città, in particolare in stabilimenti Alma, oltre a un taglio dei salari in caso arrivassero altre commesse, tra le soluzioni prospettate...

L’AQUILA. C’è anche la possibilità del trasferimento in altre città, in particolare in stabilimenti Alma, oltre a un taglio dei salari in caso arrivassero altre commesse, tra le soluzioni prospettate ai circa 400 operatori del call center Ecare, dove sono stati annunciati 100 esuberi. La terza opzione, cioè l’apertura della procedura di licenziamento, ancora non è stata attivata e la situazione dovrebbe restare invariata almeno fino al 31 dicembre.
La Ecare ha dichiarato 200 esuberi a livello nazionale, legati alla commessa di Poste Italiane, di cui 100 ricadrebbero sul sito aquilano e altrettanti nella sede di Roma. Si sta lavorando su più fronti, a livello sindacale e istituzionale, sia per trovare opportunità e progetti sia per ottenere il paracadute della cassa integrazione in deroga, prevista per le aziende in ristrutturazione, con l’intervento in Senato della senatrice Stefania Pezzopane.
«Siamo impegnati per verificare altri committenti e per integrare le commesse», ha spiegato il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, «visto che proprio all’Aquila vorremmo creare un polo di eccellenza dei call center». Si tratta di una vicenda complessa, dato che l’intero settore attraversa una profonda crisi, legata soprattutto alla concorrenza che arriva dall’estero. Nel territorio aquilano, dà lavoro a oltre 2000 persone e a rischio, oltre ai 100 operatori di Ecare, ci sono anche i 560 del consorzio Lavorabile, dove si attende l’esito della gara per la commessa Inps.
Venanzio Cretarola, presidente dell’associazione Lavori@amo per L’Aquila, lancia la proposta di un coordinamento di tutti i lavoratori del settore, «per evitare che l’abbattimento dell’occupazione o dello stipendio dei lavoratori sia l’unica strada. Chiediamo a tutti i colleghi di contattarci tramite la pagina Facebook di Lavoriamo per L’Aquila. Da diversi anni continuo a lanciare, invano, appelli per la creazione di un sistema a rete pubblico-privato per politiche del Lavoro “preventive”, in grado di anticipare le possibili crisi occupazionali, ben prima che i problemi esplodano, in particolare nel settore dei call center, il più rilevante all’Aquila. Da oltre un anno l’associazione tenta di avviare un coordinamento tra i call center aquilani e di spingere le istituzioni locali e tutto il mondo della politica a utilizzare anche a questo fine le ingenti risorse economiche per lo sviluppo e il lavoro nel cratere. Non vogliamo arrenderci alla destrutturazione: non è affatto vero che si tratta di un settore inevitabilmente in crisi. Soprattutto all’Aquila», conclude Cretarola, «dove esiste una professionalità elevata e sono disponibili le risorse finanziarie occorrenti». (r.s.)
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