Per le abitazioni equivalenti il Comune avvia il “baratto”

11 Febbraio 2021

Avviso pubblico esplorativo per le permute, ecco come fare per aderire all’invito L’ente prova a piazzare i circa seicento appartamenti acquisiti nel post-terremoto

L’AQUILA. Tu dai un edificio “singolo” a me e io do un appartamento in condominio a te. Si potrebbe sintetizzare così il baratto (che tecnicamente oggi si chiama permuta) che il Comune è pronto a fare per liberarsi di almeno qualcuna delle circa 600 case equivalenti (quelle avute da una norma post-sisma che oggi tutti sconfessano e per la quale il concetto era più o meno lo stesso: tu dai il rudere a me e io ti do i soldi per comprare casa dove vuoi, anche a Milano) che insieme alle migliaia di alloggi fra Progetto Case e Map (diventati anch’essi del Comune) e a tutto il patrimonio preesistente al terremoto fanno del Comune dell’Aquila una “immobiliare” pubblica di cui forse in Italia non c’è pari.
L’AVVISO PUBBLICO. Per cominciare a piazzare un po’ di “equivalenti” e prima di metterle sul mercato (nel quale è presumibile non troverebbero molti acquirenti almeno allo stesso prezzo pagato coi soldi delle tasse degli italiani) il Comune ha deciso di pubblicare un avviso pubblico “esplorativo” con il quale tasta il polso alla città per vedere se c’è qualcuno interessato allo scambio di cui sopra. Vedremo, quando e se saranno rese pubbliche le manifestazioni di interesse, dove si vuole andare a parare o se in mancanza di “risposte” tutto finirà in un “abbiamo scherzato”. L’avviso pubblico con il quale il Comune avvia questa permuta è a largo spettro.
PLURI-SEDI COMUNALI. Nelle premesse alla delibera è scritto: “A fronte di un così consistente patrimonio immobiliare, per il Comune dell’Aquila risulta attualmente utile ed economicamente più vantaggioso disporre di immobili autonomi da adibire a uso ufficio piuttosto che immobili a uso abitativo ricompresi in consorzi-condomìni; si pensi, solo in via esemplificativa, al risparmio in termini di riduzione dei costi per oneri condominiali, per spese di manutenzione delle parti comuni, per la partecipazione alle assemblee condominiali, per le spese dell’amministratore di condominio fino a giungere, di conseguenza, alla ulteriore riduzione delle spese che ad oggi il Comune sostiene per la locazione di immobili a uso ufficio”. Nella delibera si evince anche un concetto a cui l’attuale amministrazione tiene molto: disperdere sul territorio comunale il più possibile le sue sedi. E infatti si legge che “con delibera del settembre 2019 si è preso atto che la destinazione dell’intera logistica delle sedi comunali sarà la seguente: Palazzo Margherita, ex autoparco (primo lotto), ex ospedale di Collemaggio (secondo lotto)” a questi con delibera del marzo 2020 “si è stabilito di includere nell’elenco degli immobili che ospiteranno gli uffici comunali anche l’edificio sito in piazza del Teatro che, alla data del 6 aprile 2009, ospitava la scuola primaria De Amicis”.
IL COVID. È poi arrivata la pandemia che adesso giustifica una ulteriore “esigenza di razionalizzare la logistica delle sedi comunali e della conseguente necessità di disporre di idonei immobili da adibire sia a centri operativi polifunzionali che a deposito mezzi di protezione civile, onde consentire al personale qualificato e all’uopo preposto di gestire in maniera adeguata l’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale”. Dunque il Comune ha bisogno di altre sedi operative. Ma dove trovarle? L’idea è semplice: chiedere ai cittadini se hanno case singole che non utilizzano, capannoni di cui non sanno più che farsene e persino edifici storici di interesse pubblico di cui si vogliono disfare, per dare loro in cambio gli appartamenti “equivalenti”. Viene poi sottolineato che “il Comune, al fine di valorizzare il proprio patrimonio immobiliare, ha già in corso, tra le altre, le procedure con l’Ater e l’Inps, relativamente ai piani di riqualificazione urbana (c’è il caso degli edifici Ater di Porta Leoni o di via Fontesecco) e con l’Università dell’Aquila e il Gran Sasso Science Institute per il Collegio di merito”. Ma arriviamo al punto e vediamo cosa i cittadini possono “offrire” per poi ottenere in permuta un alloggio “equivalente”.
COSA SI CERCA. “Gli immobili che i soggetti interessati potranno proporre in permuta al Comune, previa specifica perizia di stima”, si legge nella delibera “dovranno rispondere ai seguenti requisiti: 1) complesso immobiliare autonomo o porzione compatta e continua di complesso immobiliare, ubicato nel centro storico dell’Aquila o in un’area limitrofa, dotato di autonomia funzionale, libero da mutui o ipoteche con superficie prevalente destinata ad uso direzionale e di servizio oppure identificabile come immobile di pregio per esempio edifici di archeologia industriale, immobili di interesse storico-artistico; 2) Capannone industriale (o porzione di esso), ubicato all’interno del territorio comunale, da destinare a ricovero di automezzi di servizio, officina meccanica e uso magazzino”. Le manifestazioni di interesse, in questa prima fase, vanno presentate entro 30 giorni dalla data dell’avviso (quindi all’inizio di marzo 2020). Poi si potrà continuare a presentarle senza scadenza. Il Comune dovrà però redigere un elenco (si spera pubblico) ogni tre mesi. P.s.: la permuta sarà possibile anche con gli alloggi del Progetto Case. È da prevedere che ci sarà una corsa per accaparrarseli, soprattutto quelli coi balconi cadenti che costano meno.
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