«Per noi è stato un secondo terremoto»
«Una volta ultimati i lavori», scrive la parte civile (moglie e marito) in una lettera al nostro giornale che sunteggiamo, «abbiamo avuto l’amara scoperta: i mobili hanno subìto danni e sono stati...
«Una volta ultimati i lavori», scrive la parte civile (moglie e marito) in una lettera al nostro giornale che sunteggiamo, «abbiamo avuto l’amara scoperta: i mobili hanno subìto danni e sono stati smaltiti. Oltre alla perdita economica anche un dolore immenso. Fanno parte della nostra storia e sono la testimonianza di rinunce e sacrifici e tutto quello che è stato costruito nell’arco di 30 anni scompare in un secondo con tanti dubbi che restano. Oltre al grande sacrificio per smontarli anche il pericoloso lavoro di smontarli dopo il sisma. Mio marito, mentre la terra tremava ancora, ha cercato di recuperarli smontandoli tutti da solo per non far rischiare la vita a nessuno. Giunto il momento di caricarli ha seguito passo passo la cosa controllando che non si graffiassero. Ha consegnato i mobili come un padre affida sua figlia in sposa al futuro marito. Lui pensava davvero di dare i mobili a un bravo custode invece non c’è stato il lieto fine».
«Abbiamo vissuto un secondo terremoto», prosegue la nota, « e quello che doveva essere il momento più bello per noi si è trasformato di nuovo in catastrofe. Quella doveva essere la nostra rinascita, perché dopo una straziante agonia, avevamo la possibilità e la fortuna di rientrare nella nostra casa ma il sogno si è infranto. Il desiderio più grande è quello di sapere la vera fine dei nostri mobili altrimenti continuerà nel tormento di una domanda senza risposta».
«Abbiamo vissuto un secondo terremoto», prosegue la nota, « e quello che doveva essere il momento più bello per noi si è trasformato di nuovo in catastrofe. Quella doveva essere la nostra rinascita, perché dopo una straziante agonia, avevamo la possibilità e la fortuna di rientrare nella nostra casa ma il sogno si è infranto. Il desiderio più grande è quello di sapere la vera fine dei nostri mobili altrimenti continuerà nel tormento di una domanda senza risposta».

