Perdonanza, incassi magri fuori porta

2 Settembre 2018

Gruppo di commercianti fa il controcanto ai numeri del comitato: «Presenze solo in centro, le altre zone tagliate fuori»

L’AQUILA. Comune e associazioni di commercianti gongolano per i numeri della Perdonanza: 60mila presenze, con picchi di 100mila; spettacoli sold-out; un giro d’affari complessivo di 10 milioni. Le cifre del comitato organizzatore, sommate ai 25mila spettatori dei Cantieri dell’Immaginario e alle migliaia di persone che assisteranno alla maratona Jazz, stanno a indicare che forse mai come quest’anno l’industria degli spettacoli dal vivo era stata, all’Aquila, tanto florida e redditizia. C’è però chi da questo Bengodi è stato escluso.
FRAZIONI E NEW TOWN. Anzitutto, le frazioni e le 19 new town del Progetto Case, totalmente tagliate fuori, come hanno denunciato anche i consiglieri comunali del Passo Possibile Elia Serpetti e Antonio Nardantonio, da qualsiasi tipo di programmazione; e, in secondo luogo, i commercianti che dopo il terremoto si sono ricollocati in periferia o a ridosso del centro storico. «A noi la Perdonanza ha fruttato zero», dice Ralph Aureli, titolare di un locale in viale della Croce Rossa. «In una settimana abbiamo visto sì e no sei turisti. Le persone preferivano andare in centro. È normale, la Perdonanza si è sempre fatta lì. Però per altri eventi, come il Jazz, forse si poteva pensare di più anche a noi. Sarebbe bello se venisse tutelato di più chi prima del sisma aveva l’attività in centro e non ha potuto riaprire». Niente pienoni nemmeno per Fabrizio Ruzza, proprietario di un ristorante nella stessa zona. «Sì, forse rispetto al solito si è visto qualche turista in più. Ma a parte questo non è cambiato molto». «Noi non abbiamo avuto più lavoro, anzi forse siamo stati penalizzati per il dopo cena, perché molti clienti hanno preferito andare a godersi il centro», racconta Adriano Giuliani, titolare di un pub al Torrione molto frequentato soprattutto dai più giovani «Però va bene così, è giusto che in questa settimana abbiano guadagnato di più i commercianti del centro, che rispetto a noi, il resto dell’anno, fanno più fatica».
CENTRO STORICO. Ma non tutti sono d’accordo. Marianna Savastano, che ha aperto un’enoteca a piazza Santa Giusta, si aspettava più considerazione: «Santa Giusta è l’unico dei quattro quarti che si è ripopolato: sono tornati a viverci molti residenti e ha riportato lo studio anche qualche professionista. Certo, la chiesa è ancora inagibile ma è transennata, non ci sono pericoli. Speravo che tra Cantieri, Perdonanza e Jazz, qualcosa si potesse organizzare anche qui invece siamo stati ignorati. Non ne faccio un problema di affari, noi abbiamo una clientela affezionata e abbiamo continuato a lavorare come sempre. È più una questione di principio: sarebbe stato un gesto d’attenzione e sensibilità verso una delle zone più importanti e antiche della città».
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