Perdonanza nel patrimonio dell’umanità

Il Comitato intergovernativo riunito ieri a Bogotà ha inserito la Festa del perdono tra i beni immateriali dell’Unesco
L’AQUILA. “The Celestinian Forgiveness” patrimonio culturale Unesco.
Con una dicitura anglosassone, che la dice lunga sulla valenza internazionale del riconoscimento, la Perdonanza di Papa Celestino è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. L’ufficialità è arrivata ieri, dal Comitato intergovernativo riunito a Bogotà, in Colombia.
Festa grande in città per un risultato atteso a lungo, dopo il rinvio dell’iscrizione, nel 2016, quando i giochi sembravano ormai fatti.
A distanza di tre anni dal primo tentativo, nel decennale del sisma e con una coincidenza che richiama fortemente al senso di comunità e di perdono impresso a fuoco nella Bolla di Celestino V, la Perdonanza ha espresso il suo valore più alto, universalmente riconosciuto. E chissà cosa avrebbe pensato l’umile frate del Morrone, quel Papa del Perdono che nel 1294 ha elargito all’Aquila il dono dell’indulgenza plenaria per pacificare le fazioni della città in lotta, nel vedere la comunità aquilana stringersi intorno a un evento che, da oltre settecento anni, richiama alla riconciliazione con Dio e con gli uomini. Perdonanza che assurge al ruolo di patrimonio dell’umanità intera.
IL DOSSIER. A perorare la candidatura della Perdonanza, per conto dell’Italia, è volata a Bogotà Elena Sinibaldi, contact point Unesco del ministero dei Beni artistici e architettonici, che ha seguito tutte le fasi di coordinamento tecnico-scientifico del dossier, sostenuto dal Comitato Perdonanza celestiniana e dal Comune, con la collaborazione dei gruppi e delle associazioni locali. Nell’elenco delle candidature 2019 figuravano anche Transumanza e Alpinismo, che hanno raggiunto l’obiettivo dell’iscrizione Unesco con un giorno di anticipo rispetto alla Perdonanza.
Due gli elementi principali su cui ha fatto leva la motivazione per la candidatura: il percorso della Fiaccola del Perdono, dall’eremo di fra Pietro Angelerio, sul monte Morrone, alla basilica di Collemaggio, all’Aquila, e il corteo storico con la Dama della Bolla, il Giovin signore, la Dama della croce e i figuranti. Tra i riti religiosi dell’evento viene annoverata l’apertura della Porta Santa, «che si rinnova annualmente dai vespri del 28 agosto ai vespri del giorno successivo». La Perdonanza, come evidenziato nel dossier Unesco, «si ispira a una storica Bolla pontificia emessa da Papa Celestino V per favorire la pacificazione, o la collaborazione, tra le popolazioni locali».
IDENTITÀ CULTURALE. È nel senso di comunità e nella partecipazione, parole chiave che si ritrovano in più passi del dossier esaminato dall’Unesco, il valore universale della Perdonanza, con «il fuoco del Morrone che trasmette un forte senso di continuità e identità culturale per l’intera comunità» e il corteo storico «che simboleggia i valori tradizionali della celebrazione: ospitalità, solidarietà e pace. La festa della Perdonanza è un simbolo di riconciliazione, coesione sociale e integrazione. Riflette la volontà di perdono tra le comunità locali, promuove valori come la condivisione e la fratellanza. Inoltre, rafforza le relazioni comunicative e intergenerazionali creando forti legami di amicizia e culturali: è in grado di mobilitare una comunità di uomini e donne di tutte le età e tutte le provenienze e di promuovere la diversità culturale coinvolgendo le comunità di immigrati e stimolando la creatività umana, includendo diversi tipi di espressioni artistiche».
Motivazioni che, nella loro universalità, hanno decretato l’iscrizione nella lista dei patrimoni culturali immateriali Unesco.
PERDONANZA DI CELESTINO. Era il 29 agosto 1294 quando Pietro da Morrone, la sera stessa dell’incoronazione a Papa nella basilica di Collemaggio, con il nome di Celestino V, emanò la Bolla del Perdono. Il primo atto papale con cui concesse il dono dell’indulgenza plenaria «a tutti coloro che, veramente pentiti e confessati, entreranno nella chiesa di Collemaggio dai vespri del 28 agosto ai vespri del giorno successivo».
La Porta Santa rappresenta il simbolo del perdono e della riconciliazione.
Un messaggio che Papa Celestino ha diffuso nel suo cammino pastorale, giunto con forza dirompente fino ai nostri giorni e che oggi, con il riconoscimento Unesco, assume una valenza che travalica i confini locali.
Il primo Giubileo della storia, voluto dal Papa del perdono, dei miracoli e delle suppliche, dal frate eremita della rinuncia al papato. Un patrimonio universale di storia e cultura, riconosciuto come tale dall’Unesco.
Oggi come allora, la Perdonanza ricorda al mondo il valore della riconciliazione, con se stessi e con gli altri. E L’Aquila ne è assoluta protagonista.
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