Perdonanza, si apre un fronte di protesta

De Santis (Idv): come si può promuovere il più importante evento cittadino senza sapere cosa si farà tra due mesi?
L’AQUILA. «La Perdonanza edizione 2018 sarà un flop. Un contenitore vuoto, che non può essere pubblicizzato perché, quasi a fine giugno, non c’è ancora un programma, non c’è un budget, non c’è un indirizzo».
È, in estrema sintesi, il Lelio De Santis (Idv)-pensiero. Ma non solo. Perché hanno dato il loro assenso anche Berardino Morelli (Fratelli d’Italia) e Antonio Nardantonio (Pd), nel corso della conferenza sull’«immobilismo» sull’affaire Perdonanza, convocata da De Santis dopo avere ritirato l’argomento dal consiglio comunale di martedì pomeriggio, disertato da tutta l’amministrazione, tranne l’assessore alla Cultura, Sabrina Di Cosimo.
«L’assenza della giunta in blocco, di fronte a un argomento così importante come la Perdonanza e la candidatura a bene immateriale dell’Unesco, è stata una pagina negativa dell’assise civica e un’offesa al consiglio comunale stesso, all’assessore Di Cosimo, che responsabilmente si è presentata, e all’intera città», è il parere del capogruppo Idv in Comune.
«Avevo chiesto di discutere della Perdonanza e dell’Unesco con un documento 60 giorni fa. Ora il Comitato e il sindaco si sono rapportati con Franco Bernabé, presidente del Comitato italiano Unesco, per la candidatura. Il consiglio comunale era stato richiesto anche per questo, un confronto dopo l’incontro di Roma con Bernabè. Invece, nulla di tutto questo. La mia è tutt’ora una posizione propositiva e spero che il sindaco faccia autocritica e ci ripensi», afferma De Santis. «Siamo di fronte a un programma che non esiste, a un budget modesto, perché ci sono sulla carta solo gli 80 mila euro del Comune e i 50 mila euro della Regione, che deve darci ancora i soldi dello scorso anno. Se non si conosce il progetto, qualcuno può spiegarmi come si fa a promuoverlo?», chiede il capogruppo Idv.
De Santis pone l’accento su quattro punti: 1) il budget: «stiamo pagando ancora i debiti della Perdonanza di anni fa»; 2) «un richiamo al senso di responsabilità e un aiuto dall’Ance e dalle imprese aquilane, per un’una tantum, un contributo minimo»; 3) «un forum di tutte le città celestiniane. Quando facevo parte dell’organizzazione», sottolinea De Santis, «erano venute all’Aquila ben 50 città celestiniane»; 4) «bisogna coinvolgere nella Perdonanza anche gli altri tre capoluoghi di provincia, Pescara, Chieti e Teramo. Bisogna varcare i confini dell’Aquila, e poi quelli regionali e nazionali. Altrimenti la Perdonanza resterà sempre una sorta di sagra, di festa paesana».
«Purtroppo il consiglio comunale mancato è l’ennesima dimostrazione che non c’è sinergia, perdiamo tempo a litigare, a divederci», aggiunge De Santis. «Questa mancanza di solidità dà luogo a pettegolezzi, a difendere la propria bandiera. Se proseguiamo su questa strada, non ci sarà mai lo sviluppo auspicato dell’Aquila».
«Ognuno ha le sue idee politiche e io ho le mie», interviene Berardino Morelli, «ma sono d’accordo con De Santis sul discorso generale e sullo sviluppo della Perdonanza. Non voglio aggiungere altro, perché farò le mie valutazioni nelle sedi opportune». Morelli, Nardantonio e De Santis, convengono sul fatto che la Perdonanza deve «innanzitutto riappropriarsi del suo significato religioso e puntare sui miracoli di San Celestino V (se ne contano undici, ndr), e sul fatto che è la prima Porta Santa della storia e l’unica che viene aperta ogni anno per lucrare l’indulgenza».
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