«Pericolo valanghe anche in collina»

21 Gennaio 2017

Il meteorologo Visconti lancia l’allarme: è la conseguenza del rialzo termico in arrivo

L’AQUILA. Adesso è emergenza valanghe. Dopo le copiose nevicate dei giorni scorsi, si attende l’arrivo di una corrente tirrenica, che farà rialzare bruscamente le temperature. Fino a 12 gradi in più, la massima, sulla costa. Guido Visconti, fisico ed ex direttore del Centro di meteorologia (Cetemps), avverte del pericolo altissimo, non solo in montagna. A rischio anche le zone collinari.

Le abbondanti nevicate in Abruzzo sono un evento eccezionale?

«Considerando il breve lasso di tempo e l'abbondanza delle precipitazioni, sì. Fenomeni che si verificheranno sempre con maggiore frequenza negli anni a venire: a causa del riscaldamento globale stanno scomparendo i ghiacciai del polo nord e le correnti atmosferiche artiche dal nord si spostano verso le latitudini europee. Questo determina un’intensificazione delle precipitazioni, soprattutto nevose, con inverni più rigidi».

Dobbiamo aspettarci altra neve?

«Da oggi e per tutta la prossima settimana, arriveranno sull’Italia correnti atmosferiche più calde, dal Tirreno. Un cambiamento di circolazione con venti di scirocco, che faranno innalzare le temperature, fino a 12 gradi, di più nelle zone costiere».

Questo aumenterà il rischio di slavine?

«A causa dei cumuli di neve è possibile che si verifichino valanghe, non solo in alta montagna, ma a ridosso dei sistemi collinari. È opportuno prestare particolare attenzione ed evitare escursioni e fuoripista».

Vi è correlazione tra le le abbondanti nevicate e il terremoto?

«No. L’assorbimento dell’acqua da parte del terreno è superficiale, può arrivare fino a poche centinaia di metri, dove si trovano le falde acquifere, mentre i terremoti avvengono a una decina di chilometri di profondità. Il sisma ha un potenziale che non può essere influenzato da fattori esterni. Ciò che è accaduto in Abruzzo è casuale. Una doppia emergenza straordinaria».

Nell’Aquilano l’allarme sisma è altissimo, con scuole e uffici pubblici chiusi.

«I terremoti non si possono prevedere. Assunto questo, nessuno può dire se ci sarà o meno una nuova, forte, scossa. L’Ingv e le autorità locali sbagliano a lanciare un’allerta così pesante: la gente è terrorizzata. Anche la chiusura delle scuole e degli uffici, con le strade e la città deserta, crea un allarmismo che può risultare più devastante del sisma stesso».

Dove sta l’errore, a suo avviso?

«L’Aquila si sta ricostruendo, le abitazioni ristrutturate sono sicure. Non ha senso spingere la cittadinanza a dormire nelle scuole provvisorie (Musp). Tutto ciò determinerà uno spopolamento enorme e una sfiducia profonda nel futuro della città».

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