Pericolo valanghe per i soccorsi Bonifica nella valle delle ricerche

Gli esperti: «Soltanto dopo l’operazione si tornerà in quota per utilizzare ancora il georadar 3D» Il forte vento di ieri non ha consentito la ricognizione in elicottero per valutare accumuli di neve fresca
MASSA D’ALBE. Il maltempo mette ancora i bastoni tra le ruote ai soccorritori. Nonostante una giornata di cielo sereno, le squadre non sono riuscite ad arrivare a Valle Majelama a causa dello strato di neve fresca e del vento ancora forte in quota. Per un attimo, quando le pale dell’elicottero si sono messe in moto e il mezzo si è alzato in volo dal campo sportivo di Forme, sembrava essersi riacceso un barlume di speranza sulla ripresa delle ricerche, poi subito smorzato quando il velivolo è entrato a Valle Majelama. L’elicottero dei vigili del fuoco con a bordo i primi soccorritori ha sorvolato l’area nel tentativo di far salire in quota le squadre, ma le condizioni meteo a 2mila metri erano talmente avverse che ci si è dovuti arrendere per l’ennesimo giorno. A causa delle forti raffiche di vento e della neve fresca che si è accumulata in questi giorni, il velivolo non è riuscito neanche ad atterrare. Impossibile per i soccorritori salire a piedi visto che da una prima ricognizione aerea della zona non c’erano le condizioni per lavorare in sicurezza e dunque per proseguire con le ricerche dei quattro alpinisti di Avezzano dispersi oramai da 23 giorni sul Monte Velino.
Era il 24 gennaio quando Tonino Durante, di 56 anni, suo cugino Gian Mauro Frabotta (31) e i fidanzati Gianmarco Degni (26) e Valeria Mella (25) hanno fatto perdere le loro tracce. Il gruppo era uscito di buon mattino per un’escursione verso la Sella del Bicchero. L’allarme è stato lanciato alle 17 quando nessuno dei cellulari era più raggiungibile. Le loro auto sono state ritrovate parcheggiate vicino il rifugio Casale da Monte, all’inizio del sentiero 8. I primi soccorritori, partiti alle 20, hanno seguito delle tracce interrompersi bruscamente davanti ad una barriera di neve. Gli esperti sono convinti che i quattro siano stati travolti da una valanga di grosse dimensioni lunga 600 metri e larga 200 che a sua volta ha fatto cadere altre slavine.
Lo strato di neve e ghiaccio stimato in alcuni punti è di 12 metri di profondità. Per questo si sta valutando di portare nuovamente in quota il georadar 3D al fine di completare la scansione del sito valanghivo, ma con le condizioni del tempo ancora sfavorevoli e il pericolo valanga in agguato per i soccorritori le operazioni rischiano di slittare ancora. Le squadre del Soccorso alpino, della Guardia di finanza, dei carabinieri, della polizia, dei vigili del fuoco e dell’Esercito rimaste a terra hanno continuato a lavorare studiando a fondo il territorio e la sua topografia. «Ora», spiegano dal Cnsas Abruzzo, «il problema è valutare l’evoluzione del manto nevoso: abbondanti nevicate che si sono accumulate rendono necessaria un’attenta riflessione sui diversi strati e, soprattutto, sulla neve che si è accumulata sulle creste. Situazione che rende necessaria un’operazione di bonifica. Solo allora, appena le condizioni climatiche miglioreranno e l’ambiente delle ricerche sarà reso sicuro, si tornerà a utilizzare il georadar, messo gratuitamente a disposizione della Protezione civile da un’azienda di Milano. L’obiettivo», conclude il Cnsas presieduto da Daniele Perilli, «è sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell’innovativo strumento che utilizza una tecnologia di ultima generazione per analizzare profondità importanti».
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