Petizione Petrilli al parlamento Ue

Mancato risarcimento per ingiusta detenzione approderà in aula
L’AQUILA. La petizione di Giulio Petrilli è arrivata all’attenzione del parlamento europeo. Verrà presto esaminata. A comunicarlo è lo stesso Petrilli, che rivendica, dopo sei anni di ingiusta detenzione, un risarcimento dallo Stato. «A nome del segretario generale del parlamento europeo», fa sapere «mi è arrivata la risposta alla mia petizione, a cui l’Europa risponderà con certezza. Si tratta della raccolta di firme avviata a dicembre scorso, sulla richiesta di modifica della norma dell’ordinamento italiano che limita il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione», ricorda Petrilli, che aggiunge: «Sono fiducioso della risposta della Commissione petizioni del parlamento europeo che, nel caso fosse positiva, riaprirebbe la mia vicenda, come quella di tanti altri che non hanno avuto il risarcimento per ingiusta detenzione nonostante assolti. Una norma palesemente anticostituzionale che, spero e penso, venga evidenziata dal parlamento europeo, dove mi sono recato anche nell’ottobre scorso per denunciare quanto accaduto. Una battaglia che conduco da tanti anni, anche con l’appoggio e la solidarietà di tante persone, ma che si è sempre arenata nella non disponibilità, da parte del parlamento italiano, a modificare la normativa che vieta il risarcimento per ingiusta detenzione per un giudizio morale sull’imputato». La vicenda di Petrilli è nota: dal 1980 al 1986 scontò sei anni di reclusione, di cui parte trascorsi in isolamento, con l’accusa di partecipazione a banda armata e di far parte di Prima Linea. «Accusa da cui sono stato assolto, con sentenza definitiva della Cassazione, nel 1989», afferma, «da allora non mi è stato riconosciuto alcun indennizzo».(m.p.)
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