Petralia: la salvezza del tribunale è una garanzia per il supercarcere

Il responsabile del Dipartimento di amministrazione penitenziaria interviene sul caso-giustizia: «Collaudi per il nuovo padiglione che ospiterà altri duecento detenuti, presto quaranta nuovi agenti»
SULMONA. Quaranta nuovi agenti di polizia penitenziaria, nuove celle con acqua calda e docce e il trasferimento dei collaboratori di giustizia in un carcere diverso da quello di Sulmona. Sono queste le principali novità annunciate dal capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, in visita ieri nel supercarcere peligno in vista dell’apertura del nuovo padiglione che ospiterà 200 nuovi detenuti. Inoltre, il capo del Dal ha sottolineato la fondamentale presenza del tribunale sul territorio perché rappresenta un binomio perfetto con l’istituto carcerario. «Tutti gli attori territoriali e non, istituzionali e locali, devono battersi affinché il tribunale di Sulmona sia salvaguardato perché la sua presenza è garanzia di una sopravvivenza del carcere». Ad accogliere il numero uno del Dap sono stati direttore del penitenziario Sergio Romice, dal comandante di reparto Sarah Brunetti e da un gruppo di poliziotti penitenziari in uniforme da cerimonia. Riguardo al carcere, il capo del Dap ha dichiarato di aver constatato molti aspetti positivi «come confermato dalla voce e dalle stesse parole dei detenuti, alcuni dei quali hanno detto che qui si trovano molto meglio che in altri istituti».
«Le criticità ci sono e riguardano le strutture e il personale, a maggior ragione della prossima apertura del nuovo padiglione di duecento posti», ha precisato, «abbiamo già iniziato i collaudi e su questo c’è la necessità improcrastinabile di iniziare l’invio di personale di polizia penitenziaria, e non solo, che possa servire in funzione di questo nuovo incremento dell’istituto di Sulmona destinato ad essere di rilevante portata».
Bernardo Petralia ha fatto appello alle istituzioni territoriali, in particolare al Comune di Sulmona, per attivare progetti di lavoro nei quali impiegare i detenuti. «La criticità che più mi tocca», ha aggiunto, «è la carenza d’impiego per i detenuti ai quali bisogna dare la possibilità di poter lavorare. Un aspetto che va incrementato e che deve fare i conti con l’amministrazione che io rappresento, con tutte le possibilità che l’amministrazione ed il ministero consentono ma anche il territorio deve farsi carico di un istituto di questa portata e offrire opportunità di lavoro più possibili ai detenuti per il loro reinserimento nella società, così come prevede la Costituzione».
Ad accompagnare il massimo responsabile delle carceri italiane c’erano anche il direttore generale del personale e delle risorse, Massimo Parisi, il provveditore interregionale dell’amministrazione penitenziaria Lazio, Abruzzo e Molise, Carmelo Cantone, e il garante dei detenuti, Gianmarco Cifaldi.
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